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Cosa cambia con il POS obbligatorio

13/08/2014

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A partire dal trenta giugno, nel nostro paese, è diventato obbligatorio per i commercianti, le aziende e tutti coloro che svolgono una attività professionale accettare metodi di pagamento tracciabili, in tutti i casi nei quali la cifra in ballo superi i trenta euro.

Il sistema di pagamento in questione è il POS (Point Of Sale), dispositivo elettronico che consente ai consumatori di utilizzare nelle transazioni carte di credito e bancomat. In pratica è un servizio bancario teso a consentire la riscossione di pagamenti elettronici, con due unità, una che consente all'esercente di leggere la carta ed emettere ricevute e un dispositivo con tastiera ove il cliente digita il PIN.

La sua introduzione è stata ancora una volta seguita da roventi polemiche. Se infatti il proposito dell'esecutivo è chiaramente quello di combattere l'evasione fiscale con un nuovo sistema che aumenta la tracciabilità dei pagamenti, anche per bassi importi, dall'altro vanno presi in considerazione i costi che professionisti e aziende saranno chiamati a sopportare, come del resto messo in rilievo da molte delle associazioni di categoria che non hanno mancato di far sentire la propria voce nel dibattito che è scaturito dopo l'approvazione del provvedimento.

Per capire meglio la posta in gioco, occorre ricordare che il processo di produzione del denaro contante e il suo utilizzo, hanno un costo sociale non proprio irrisorio, tanto da toccare l'1% del prodotto interno lordo. Spese che potrebbero essere drasticamente limitate con l'uso del POS, non solo in Italia, se si pensa che anche in Europa circa il 70% delle transazioni continua ad avvenire in contante.

Tra le voci contrarie, va segnalata quella di Confesercenti, che ha provveduto a stimare in circa cinque miliardi le spese aggiuntive per le imprese, costrette a sborsare circa 1700 euro tra spese di installazione, utilizzo, commissioni e canoni. Una cifra che per una piccola impresa costituisce l'ennesimo salasso e che ha spinto il presidente di Confartigianato imprese Veneto, Giuseppe Sbalchiero, a bocciare senza mezzi termini il provvedimento.

Naturalmente anche il fronte politico ha fatto da eco alle proteste, con Matteo Salvini (Lega Nord), Luigi Di Majo (M5S) e Mariastella Gelmini (Forza Italia) tra i più attivi nel denunciare l'ennesimo salasso ai danni delle imprese, dopo il canone richiesto alle stesse dalla Rai.

Il fronte dei favorevoli si avvale però di un supporto autorevole, quello dei consumatori, i quali denunciano a loro volta la mancanza di sanzioni per chi non si adegua al POS. E' in particolare il presidente di Codacons, Carlo Rienzi, a chiedere ai cittadini di rifiutarsi di pagare in contanti le cifre oltre i trenta euro, proprio in segno di protesta contro le infrazioni alla legge. Lo stesso Rienzi, tra l'altro, segnala come si prefiguri una situazione paradossale. Commercianti, artigiani e professionisti, infatti, non possono obbligare i clienti a pagare in contanti, ma senza il POS i consumatori non possono a loro volta adempiere al pagamento con carta di credito o bancomat. Una situazione che potrebbe presto costringere l'esecutivo a prevedere sanzioni obbligatorie.

A cura della Redazione

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