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Risparmio e giovani: il social network è tabù

31/03/2015

conti e social

In un mondo in cui tutto è social, parlare del proprio conto è tabù. I giovani sono molto restii a condividere informazioni relative ai propri risparmi tramite internet e social network, canali invece molto adoperati per l’interazione con i coetanei. A fare da consiglieri fidati restano, molto più tradizionalmente, il nucleo familiare o la scuola

E’ questa l’opinione di un campione di giovani under 35, intervistati da Demia per conto di Assogestioni, l’Associazione Italiana del Risparmio Gestito. Se da un lato la Rete rappresenta un bacino ricco ed eterogeneo per la raccolta di informazioni ed opinioni, le scelte personali vengono condivise quasi esclusivamente con chi ci è vicino nella vita reale.

I risultati del sondaggio sono stati presentati durante il Salone del Risparmio, aperto dal 25 al 27 marzo presso la sede dell’Università Bocconi. Si tratta dell’unico evento in Europa in materia dedicato anche ai non addetti ai lavori.

I giovani sono un target molto interessante da studiare, poiché rappresentano gli investitori del futuro. Futuri investitori apparentemente molto legati alla famiglia, come si è detto in precedenza: i millennial, ovvero coloro che hanno tra i 16 e i 35 anni, di fronte all’opzione risparmio/investimento si rivolgono al padre (38%), alla madre (29%) o al proprio compagno (27%). Non solo: posti di fronte alla domanda “Per che cosa risparmieresti oggi”?, il 48% degli intervistati tra i 18 ed i 24 anni ha risposto che vorrebbe emanciparsi dai genitori ed uscire di casa, il 59% vorrebbe  proteggersi dagli imprevisti.

Di fronte alle incertezze dello scenario macroeconomico, i giovani ritengono indispensabile l’aiuto economico dei genitori per mettere su famiglia (48%), mentre il 45% del campione rivela la difficoltà a riparmiare o il timore (40%) di non poter ottenere uno stipendio simile a quello dei propri genitori. Inoltre, secondo il 71% degli intervistati, il contatto personale con un consulente viene privilegiato rispetto alla comunicazione digitale.

In molti auspicano un miglioramento della formazione in ambito finanziario: l’84% del campione si è pronunciato a favore di programmi di avvicinamento o istruzione sulle tematiche del risparmio e degli investimenti, promossi a livello statale. I giovani chiedono approfondimenti su argomenti pratici e di immediata utilità, quali ad esempio prodotti di risparmio (68%), mutui e prestiti (67%), conti correnti bancari ( 66%) e, infine, risparmio gestito. Peraltro, l’Ocse ha rilevato che l’Italia si colloca attualmente agli ultimi posti della classifica dei Paesi europei per conoscenza, tra gli allievi delle scuole secondarie, della finanza di base.

Curioso incrociare questi risultati con quelli emersi da un’altra ricerca presentata in occasione del Salone del Risparmio e curata da Blogmeter, centro di ricerca italiano specializzato nello studio delle conversazioni online e nella social media intelligence. Lo studio nello specifico si è focalizzato sul monitoraggio dei posti su fondi  e risparmio gestito attraverso gli account delle istituzioni e associazioni di categoria (per esempio Consob, Borsa italiana, Anasf, Efpa), quelli delle società del risparmio e il mondo più ampio del social web italiano (Facebook, Twitter, Google+, LinkedIn, etc.) oltre a blog, forum, newsgroup e siti di content sharing, (ad esempio YouTube) e di Question&Answering (come Yahoo! Answers). 

Se i giovani sono restii a parlare sul web di questi argomenti, gli adulti non si risparmiano: dall’analisi risultano più di 17 mila i messaggi monitorati per un totale di 6.800 autori unici. Secondo la fonte, post e commenti dedicati al risparmio gestito sui social network indistinti rappresentano il 50% del totale, con un focus particolare sul tema dei fondi di investimento (un termine che ricorre in quasi 2.500 messaggi) e la consulenza finanziaria (termine presente in circa 2 mila messaggi). Facebook è l’agorà prescelta per discutere di risparmio gestito tra profani, mentre su canali più tematici si confrontano, come prevedibile, gli addetti ai lavori.

A cura di: Alessia De Falco
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