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Come far fronte ai rincari dei conti correnti

11/07/2017

A pagare la crisi delle banche e il tracollo finanziario degli istituti che ha richiesto la costituzione del Fondo Interbancario sono stati, in prima battuta, i correntisti. In quattro anni, dal 2013 al 2017, l’Indicatore sintetico di costo annuo è cresciuto del 16% portando il costo di un conto con operatività media da 115 a 134 euro.

Tra il 2015 e il 2016 la Banca d’Italia ha già restituito dopo le ispezioni avvenute in oltre 400 istituti di credito ben 100 milioni di euro, rispondendo alle segnalazioni di Altroconsumo e agli esposti dei clienti, scrivendo una lettera e chiedendo a tutte le banche di inviare una memoria per chiarire i motivi delle modifiche unilaterali dei contratti. Come abbiamo scritto in "I conti correnti più convenienti di maggio", la causa del risarcimento è da ricondursi a varie motivazioni, tra cui i conti correnti troppo costosi, pratica che rientra in quei comportamenti considerati anomali, che hanno sollevato parecchi reclami alle banche e ricorsi all’Arbitro bancario finanziario.

L’Economia ha messo insieme i rincari del panel di banche che ha aumentato il costo dei conti correnti: Mps, Intesa, Bnl, Ubi, Unicredit, Banco Bpm, aggiornandolo con i prossimi due nomi: Deutsche Bank e Intesa Sanpaolo. Dal primo luglio infatti Deutsche aumenterà il costo dei conti correnti ai privati di 24,32 euro, quindi in agosto toccherà a Intesa che interverrà su Facile e Zerotondo, un conto nato come dice il nome a zero spese che invece costerà fino a 120 euro all’anno.

La partecipazione ai salvataggi (Deutsche Bank, Banco Popolare e Ubi), il tetto unico Ue per le commissioni interbancarie sui pagamenti con carta di credito (CheBanca e Unicredit), i tassi negativi applicati dalla Bce alle banche (Intesa) sono i motivi più ricorrenti che gli istituti adducono per giustificare gli aumenti ai correntisti.

Dopo l’intervento della Banca d’Italia diversi istituti stanno per fare marcia indietro e promettono di restituire i soldi ai correntisti, mentre per gli stessi istituti potranno essere previste sanzioni. Ma come difendersi dagli aumenti selvaggi dei conti correnti e contrastare le politiche delle banche?

Ricordiamo che ogni modifica al conto deve essere comunicata dalla banca con almeno due mesi di anticipo. Gli istituti possono usare vari canali, in base a quanto stabilito nel contratto, quindi la classica lettera a casa oppure la mail o ancora la casella di posta nell’home banking.

L’obbligo per gli istituti che modificano le condizioni del contratto è che ci sia correlazione con la causa addotta come motivo dell’aumento. Il calo dei tassi di mercato può essere ad esempio un giustificato motivo di una riduzione della remunerazione di un deposito, ma non di un aumento del canone del conto corrente.

Il correntista può in qualsiasi momento inoltrare un reclamo alla banca, anche dopo la scadenza del termine di preavviso, con l’obbligo per l'istituto di credito di rispondere entro 30 giorni. Se poi questo non sortisce alcun esito, è possibile ricorrere all'Arbitro Bancario Finanziario, l’organismo di risoluzione stragiudiziale delle controversie. Il modulo ufficiale da utilizzare per presentare il ricorso e le relative istruzioni di compilazione e invio sono disponibili sul sito internet.

Una ulteriore via è quella di recedere dal contratto prima che entrino in vigore le modifiche. Come abbiamo scritto in "Quando cambiare conto corrente?" la legge semplifica la chiusura di un conto corrente e l’apertura di uno nuovo, accorciandone i tempi e stabilendo precisi obblighi per la banca uscente. Il decreto approvato lo scorso marzo (il n. 37 del 15 marzo 2017) che dopo due lunghi anni di attesa dà attuazione a una direttiva europea sulla trasparenza dei servizi bancari (2014/92/Ue), introduce infatti procedure semplificate per il trasferimento del conto. Se poi si passa a una nuova banca sarà questa a occuparsi della procedura, mentre il trasloco dovrà avvenire entro 12 giorni lavorativi e dal 13 giugno, in caso di ritardi è previsto un indennizzo di 40 euro, oltre a una somma a carico sempre della banca su base giornaliera e proporzionale al saldo del conto corrente da corrispondere al suo intestatario.

Un’alternativa valida al più costoso conto corrente gestito in filiale è il conto online che consente di ridurre di molto le spese dato che le operazioni sono svolte in completa autonomia del cliente sul web. Se a titolo di esempio mettiamo a confronto i conti di tre banche online – IW Bank, Hello Bank! e Webank, vediamo che l’apertura del conto, il canone annuo, l’operatività (il numero di operazioni), le carte di credito e di debito costano zero con un numero di operazioni concesse illimitato. Solo IW Bank prevede un costo di 30 euro per la carta di credito.

Su ConfrontaConti.it è possibile individuare i conti correnti ancora redditizi, che consentono di ricavare interessi dal deposito delle somme. Se supponiamo al 3 luglio il passaggio a nuova banca digitale di un utente di 31 anni con saldo medio attivo di 5.000 euro e accredito di stipendio o pensione, il prodotto in assoluto migliore è Conto BancadinAmica. Gli Interessi netti annuali sono di 37 euro e le spese da sostenere sono zero, mentre è compreso il conto deposito, conto titoli e il bancomat internazionale. Il Tasso a regime è dell’1,00% lordo e i prelievi Bancomat/VPay sono gratuiti in tutta Europa.

A cura di: Paola Campanelli
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