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Conti correnti, il trend dei costi del 2016

03/02/2017

Il 2016 è stato un anno caratterizzato dall’instabilità del settore bancario. Ad accorgersene sono stati anche i risparmiatori, che hanno visto lievitare i costi dei propri conti correnti. Parliamo di quei depositi con un’operatività media, circa 228 operazioni in 12 mesi, che da gennaio del 2016 ad oggi sono saliti del 13% per i conti tradizionali e del 17% per quelli con gestione online. A crescere è l’Indicatore Sintetico di Costo (ISC), passato rispettivamente dai 127,5 euro agli attuali 144,70 e dai 98,70 ai 115,60 euro.

I dati emergono da un’indagine del Corriere Economia: analizzando le 10 principali banche italiane (Intesa, Unicredit, UBI, MPS, Bnl, il nuovo Banco Bpm e l’ex Bpm, Credem, Carige, Cariparma) risalta il rincaro di Intesa Sanpaolo e UBI, quest’ultimo considerato come il conto più conveniente, nonché di Unicredit (+3%) e dell’ex Popolare di Milano (+24%). Leggera maggiorazione anche per Credem (+1%) mentre non ci sono state variazioni per Bnl (106,95 euro), MPS (131,90 euro), Carige (158,86 euro) e Cariparma (166,15 euro).

La ragione dei rialzi sarebbe da attribuire al contributo di salvataggio degli istituti in difficoltà e all’aumento di alcune commissioni.

Chiara la posizione sull’argomento da parte di Altroconsumo. “Alcune banche”, spiega Paolo Martinello, presidente dell'associazione, “stanno recuperando con i costi fissi i margini di guadagno risicati sull’attività creditizia, in particolare i mutui dove c’è stata più concorrenza. A questo si aggiungono le banche meno solide che cercano così di far quadrare i conti. E i conti online che sono meno gratuiti che in passato. Le possibilità di risparmio ci sono, peccato che la legge sui tempi di trasferimento dei conti correnti non venga applicata a dovere”.

Una delle commissioni in esame è quella che ha riguardato il canone delle carte di credito, salito in media a 33,14 euro (da 29,80). Segno più anche per il prelievo al Bancomat su altra banca, da 1,85 a 1,87 euro, e per il ritiro dei contanti in filiale allo sportello, per cui si spende in media 65 centesimi (zero euro per Intesa, Cariparma, Bpm, Unicredit).

Dunque l’entità delle commissioni, che si sommano al canone annuo, è una variabile da tenere presente nella scelta del conto corrente più adatto al proprio profilo. Da valutare anche l’ISC riportato sui fogli informativi, che cambia per ogni profilo d’utilizzo del deposito (giovani, famiglie, pensionati).

La selezione fra i diversi conti correnti avviene considerando anche i tassi attivi e passivi. I rendimenti non vanno purtroppo sopra lo zero (quasi ovunque) mentre i tassi sullo scoperto variano dal 14% al 21%. Da verificare in particolar modo l’ammontare del CIV, la Commissione d’Istruttoria Veloce che viene aggiunta al tasso, che può essere nulla o superare i 50 euro.

L’ultimo fattore da esaminare è la solidità della banca che si verifica attraverso il controllo di tre parametri. Il più semplice da confrontare è il CET1 ratio (Common Equity Tier) che misura in percentuale il rapporto tra il capitale ordinario e le attività ponderate per il rischio. La Banca Centrale Europea chiede che lo standard minimo del Common Equity Tier sia del 10%, un valore rispettato e superato da tutti gli istituti presi in esame.

Ricordiamo infine che i conti correnti più convenienti si trovano facendo un preventivo sul comparatore offerto da ConfrontaConti.it. Simulando al 27 gennaio la richiesta di un profilo-tipo (cliente di 40 anni con saldo medio attivo di 5.000 euro, canale di utilizzo online, frequenza di utilizzo media, accredito di stipendio), risulta quale offerta più vantaggiosa il conto online di BancadinAmica che propone un ricavo netto di 37 euro, un tasso a regime dell’1% lordo e costi pari a zero.

Per i clienti che vogliono utilizzare anche il canale tradizionale della filiale c’è il conto corrente di Webank che propone un interesse netto di 2,22 euro e tasso a regime dello 0,10%.

A cura di: Paola Campanelli

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