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Cresce la familiarità degli immigrati con la banca

01/03/2016

inclusione finanziaria

Circa 2,4 milioni di migranti hanno un conto corrente presso banche italiane e altri prestatori di servizi di pagamento, con una crescita all’anno dell’8,5% tra il 2011 e il 2014. Oltre 1,2 milioni possiede invece una carta conto, carte che dispongono di un codice IBAN, con un incremento del 13% nell’ultimo anno e un tasso di crescita medio annuo del 20% tra il 2011 e il 2014.

L’inclusione finanziaria – il complesso delle attività sviluppate per favorire l’accesso ai servizi bancari di soggetti e organizzazioni non ancora del tutto integrati nel sistema finanziario – continua il suo processo di evoluzione e definisce una crescente familiarità dei cittadini immigrati con la banca. Una relazione sempre più evoluta, che sceglie sempre di più i canali online raddoppiandone l’incidenza rispetto al 2010.

È quanto emerge dal rapporto dell’Osservatorio Nazionale sull’Inclusione Finanziaria dei Migranti presentato qualche mese fa al Forum CSR 2015, nella due giorni organizzata dall’ABI per approfondire i temi della responsabilità sociale, un progetto unico in Europa nato dalla collaborazione con il Ministero dell’Interno e gestito dal Centro Studi di Politica Internazionale (CeSPI), che intende fornire uno strumento di analisi e monitoraggio costante e organico del fenomeno dell’inclusione finanziaria dei cittadini immigrati nel nostro Paese.

“L’immigrazione in Italia”, si legge nei documenti dell’ABI, “al di là della sua dimensione emergenziale legata prevalentemente ai conflitti in corso in diverse aree del continente africano e nel Medio Oriente, ha ormai assunto una dimensione significativa e radicata nel contesto sociale".

In Italia risiedono oltre 5.014.437 cittadini stranieri, l’8,3% della popolazione e +47,3% rispetto alle rilevazioni del 2008. Sono principalmente giovani con livelli di mobilità, imprenditorialità e propensione al risparmio differenti, sicuramente con una capacità reddituale inferiore alla media e privi di uno storico finanziario e creditizio: un fenomeno che se adeguatamente sostenuto e governato, può generare processi virtuosi e consentire di cogliere e valorizzare le potenzialità legate al processo migratorio.

Il graduale insediamento degli immigrati residenti nel nostro Paese, sia abitativo che lavorativo, si accompagna dunque all’evoluzione dei bisogni finanziari e del livello di inclusione finanziaria.

L’indagine dell’Osservatorio prende in considerazione i conti correnti di migranti provenienti da ventuno Paesi differenti e ne analizza aspetti e caratteristiche.

In cima alla lista per numero di conti detenuti troviamo i cittadini cinesi, che fanno registrare una crescita del 13%; seguono quelli ucraini e moldavi con l’11% in più, aventi come titolari prevalentemente donne, a testimonianza del rafforzamento della comunità femminile proveniente da questi paesi; e ancora quelli dei cittadini indiani, pakistani e del Bangladesh con il 10% in più. L’unica variazione negativa riguarda Serbia e Montenegro (-2,6%), mentre la Tunisia si mantiene sostanzialmente stabile (+0,1%).

La maggior parte dei conti correnti si trova nel nord Italia, con il 62%, segue il Centro con il 27% e il Sud con un esiguo 11%.

Aumentano i conti correnti detenuti dai migranti da più di 5 anni, passando dal 35,3% del 2013 al 35,6% del 2014, mentre all’evoluzione del profilo della clientela si aggiungono bisogni finanziari più complessi legati alla gestione del risparmio e agli investimenti nel paese di provenienza.

I cosiddetti 'profili finanziari evoluti', che presentano un’elevata familiarità col settore bancario e utilizzano almeno sei prodotti finanziari, sono più che raddoppiati, passando dal 16% del 2009 al 34% del 2014.

I migranti utilizzano per il 70% come strumento di pagamento carte prepagate, di debito e carte conto dotate con codice IBAN. Per il 60% usano anche libretti di risparmio bancari e postali e per il 40% altri prodotti assicurativi.

Sorprende la diffusione dell’internet banking, che fa segnare il 48% di users, soprattutto in modalità multicanale, quindi con uso abbinato di internet e sportello in filiale.

Nel 2014 il 26% dei correntisti immigrati disponeva di una forma di finanziamento presso una banca o BancoPosta e l’11% era titolare di un mutuo, dato che conferma la presenza di una importante parte di migrazione stabile. A questo si aggiunga che sono continuati a crescere i finanziamenti per l’acquisto della casa, con un tasso del 2,2%.

A cura di: Paola Campanelli

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