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Conto corrente, come sceglierlo?

08/05/2017

Aumenta il numero di italiani che possiedono un conto corrente: a crescere sono anche le cifre depositate, un trend dovuto essenzialmente al poco appeal degli investimenti a capitale garantito.  

Attualmente la scelta di un conto corrente da parte dei risparmiatori, già affrontato nella news "Conto corrente: come cambiare in meglio", non è fatta in base al rendimento delle somme collocate (che non va in genere oltre lo 0,003%), ma valutando parametri di robustezza degli istituti di credito, ovvero l’efficienza, la redditività e la solidità. Un’indagine del Corriere Economia li ha analizzati più attentamente, evidenziando i risultati su un vasto campione di intermediari.

Per la solidità gli indicatori da guardare sono due: il primo è il Common Equity Tier 1 (Cet1), definito come rapporto tra il capitale a disposizione della banca e le sue attività ponderate per il rischio. Il Cet1 ci dice in particolare con quali risorse l’istituto riesce a garantire i prestiti concessi ai clienti e i rischi (rappresentati dai crediti deteriorati). L’altro è il Total capital ratio (Tcr), dato dal rapporto tra il patrimonio di vigilanza della banca – la quantità di capitale che ogni banca deve detenere per soddisfare i requisiti di vigilanza previsti dalla normativa Basilea 2 – e i crediti che l’istituto ha concesso ai clienti (ponderati per il loro rischio).

Per la redditività si valuta il rapporto fra margine d’intermediazione e attivi, un indice che mette al corrente quanto rendono le attività tipiche della banca (conti correnti e prestiti). Infine per l’efficienza si tiene conto del rapporto fra costi e ricavi, mettendo in evidenza quante entrate vengono assorbite dal costo della struttura.

Guardando gli indicatori di solidità di 13 grandi banche si nota una media per il Cet1 dell’11,6% e un Tcr del 14,24%, contro un minimo richiesto dalla Banca Europea rispettivamente dell’8% e 10,5%. I valori crescono se consideriamo le banche che operano online, in cui il Cet1 si attesta in media al 15,19% – con punte del 20% per Mediolanum e Fineco – e il Total capital ratio sale al 17,11%.

Più marcata la differenza tra le due tipologie di intermediari quando si considera l’efficienza. Le banche con filiali fanno registrare un valore del 61,38%, il che significa che oltre il 60% dei ricavi è assorbito dai costi strutturali. Per gli istituti via internet il valore scende al 40%, grazie ad un business meno complesso che vede pochi dipendenti e meno finanziamenti alle aziende.

Per quanto riguarda la redditività del business, vale a dire la capacità di una banca di produrre reddito, la differenza tra banche tradizionali e alternative è meno rilevante. Il rapporto fra il margine d’intermediazione e gli attivi è rispettivamente del 2,75% e del 3,3%.

Una discriminante per la scelta del conto è anche il costo. L’analisi fatta dal Corriere sulle spese dei conti per famiglie con operatività media (228 operazioni l’anno) dice che l’Isc, l’Indicatore sintetico di costo annuo, è passato da 127,50 euro del gennaio 2016 ai 144,70 euro dello stesso periodo di quest’anno. Tra i parametri rilevati a fine marzo si nota l’alto livello della Commissione d’istruttoria veloce (la Civ) che viene applicata qualora si vada in rosso per oltre 500 euro: in media è di circa 34 euro con picchi di 51 euro per Banca Carige. Il canone della carta di credito può arrivare a 60 euro mentre la media è di 34 euro; le operazioni per cassa in filiale sfiorano i 7 euro per i bonifici e i 5 euro per il pagamento delle bollette, mentre il prelievo al Bancomat da un altro istituto viaggia in media sui 2 euro.

Per cercare il prodotto alle migliori condizioni basta collegarsi al portale ConfrontaConti.it, che compara i costi e le caratteristiche dei conti correnti delle principali banche operanti sul mercato del credito. Tra i più convenienti troviamo il conto di BancadinAmica, l’istituto online della Cassa di Risparmio di San Miniato. Ipotizzando il profilo di un utente di 31 anni (saldo medio attivo di 5.000 euro, canale di utilizzo online, frequenza di utilizzo media, accredito di stipendio o pensione) prevede interessi attivi netti per 37 euro, zero canone e prelievi Bancomat e VPay gratuiti in tutta Europa. Il tasso a regime lordo è pari all’1%.

A cura di: Paola Campanelli

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