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Perché paghiamo l’imposta di bollo sui conti correnti?

10/03/2019

Perché paghiamo l’imposta di bollo sui conti correnti?

È capitato a chiunque sia titolare di un conto corrente oppure un libretto di risparmio bancario o postale, di leggere a fine anno o a ogni rendicontazione la voce “Imposta di bollo”, da corrispondere obbligatoriamente insieme alle altre spese, qualora il conto o il libretto ne prevedessero.

Vediamo allora di capire cos’è e quando sia possibile evitare di versarla.

L’imposta di bollo è stata introdotta per la prima volta nel 2011 dal famoso decreto Salva Italia emanato durante il Governo Monti (DL 201/2011). Soggetta poi a successive modifiche, la norma ha fissato l’obbligatorietà di pagamento di un importo fisso pari a 34,20 euro l’anno per le persone fisiche e di 100,00 euro per i soggetti diversi dalle persone fisiche, ad esempio le aziende. Non tutti però sono soggetti al pagamento dell’imposta, perché esistono alcune eccezioni.

La prima riguarda la giacenza media del conto: quando fosse inferiore ai 5.000 euro, allora il versamento dell’imposta di bollo non è dovuto. Per giacenza media si intende il calcolo della giacenza sul conto o sul libretto effettuato al momento dell’emissione dell’estratto conto o del rendiconto, ed è relativa al periodo rendicontato, anche in caso di apertura e chiusura in corso d’anno.

Altra cosa importante è che il calcolo della giacenza media è effettuato in modo cumulativo, per cui se si hanno più conti o libretti con la stessa banca, è sufficiente che la somma delle giacenze medie relative ai rapporti bancari sia superiore ai 5.000 euro per far scattare l’obbligo di pagamento dell’imposta, che sarà in questo caso di 34,20 euro per ciascun conto corrente o libretto, indipendentemente dalla giacenza media del singolo rapporto.

Altre esenzioni e agevolazioni

Non è tenuto al pagamento dell’imposta di bollo il correntista che disponga di un reddito molto basso, con un ISEE inferiore a 7.500 euro, rientrando così nella categoria dei titolari esclusi dalle spese bancarie, oppure quando detenesse un conto corrente presso un istituto di pagamento o IMEL, un ente bancario che emette moneta elettronica.

Sono esenti dall’imposta anche i conti corrente di base, introdotti sempre dal Governo Monti per ridurre l’uso del contante, qualora si rivolgessero a fasce socialmente svantaggiate di clientela (persone fisiche con un Isee inferiore a 7.500 euro), devono essere offerti dall’intermediario senza spese. Come riportiamo in "Conto corrente di base: come funziona", il conto corrente di base è il risultato di un’operazione appositamente pensata per favorire l’inclusione finanziaria, cioè la possibilità di accedere ai servizi finanziari e avere un conto corrente bancario. Il conto corrente base ha un’operatività limitata e consente di utilizzare solo alcuni servizi bancari, tra cui ad esempio le carte di pagamento.

Come evitare di pagare il bollo

Infine, esiste un’ulteriore modalità per evitare di affrontare la spesa dell’imposta di bollo, ed è quella di scegliere un conto corrente con una banca che sollevi il correntista dall’incombenza del pagamento, prendendosene il carico.

Si tratta nella quasi totalità dei casi di conti web, proprio perché delegando operatività e gestione al titolare, consentono all’istituto di credito di tagliare ogni costo in più. Se cerchiamo sul comparatore ConfrontaConti.it una soluzione di conto corrente senza pagamento di imposta di bollo, vediamo che l’offerta migliore arriva dalla banca online Che Banca!.

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A cura di: Paola Campanelli

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