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Perché paghiamo l’imposta di bollo sui conti correnti?

06/05/2020
Perché paghiamo l’imposta di bollo sui conti correnti?

È capitato a chiunque sia titolare di un conto corrente oppure un libretto di risparmio bancario o postale, di leggere a fine anno o a ogni rendicontazione la voce “Imposta di bollo”, da corrispondere obbligatoriamente insieme alle altre spese, qualora il conto o il libretto ne prevedessero.

Vediamo allora di capire cos’è e quando sia possibile evitare di versarla.

Cos'è l'imposta di bollo

L’imposta di bollo è stata introdotta per la prima volta nel 2011 dal famoso decreto Salva Italia emanato durante il Governo Monti (DL 201/2011). Soggetta poi a successive modifiche, la norma ha fissato l’obbligatorietà di pagamento di un importo fisso pari a 34,20 euro l’anno per le persone fisiche e di 100,00 euro per i soggetti diversi dalle persone fisiche, ad esempio le aziende. Non tutti però sono soggetti al pagamento dell’imposta, perché esistono alcune eccezioni.

La prima riguarda la giacenza media del conto: quando fosse entro i 5.000 euro, allora il versamento dell’imposta di bollo non è dovuto. Per giacenza media si intende il calcolo della giacenza sul conto o sul libretto effettuato al momento dell’emissione dell’estratto conto o del rendiconto, ed è relativa al periodo rendicontato, anche in caso di apertura e chiusura in corso d’anno.

Altra cosa importante è che il calcolo della giacenza media è effettuato in modo cumulativo, per cui se si hanno più conti o libretti con la stessa banca, è sufficiente che la somma delle giacenze medie relative ai rapporti bancari sia superiore ai 5.000 euro per far scattare l’obbligo di pagamento dell’imposta, che sarà in questo caso di 34,20 euro per ciascun conto corrente o libretto, indipendentemente dalla giacenza media del singolo rapporto.

Chi è esente dal pagamento dell'imposta

Non è tenuto al pagamento dell’imposta di bollo:

  • il correntista che disponga di un reddito molto basso, con un ISEE inferiore a 7.500 euro, rientrando così nella categoria dei titolari esclusi dalle spese bancarie;
  • i titolari di conti corrente di base. Introdotti sempre dal Governo Monti per ridurre l’uso del contante, qualora si rivolgessero a fasce socialmente svantaggiate di clientela (persone fisiche con un Isee inferiore a 7.500 euro), devono essere offerti dall’intermediario senza spese. Il conto corrente di base è il risultato di un’operazione appositamente pensata per favorire l’inclusione finanziaria, cioè la possibilità di accedere ai servizi finanziari e avere un conto corrente bancario. Ha un’operatività limitata e consente di utilizzare solo alcuni servizi bancari, tra cui ad esempio le carte di pagamento;
  • i titolari di un conto corrente presso un istituto di pagamento o IMEL, un ente bancario che emette moneta elettronica.

Non solo bollo: i conti correnti a zero costi

Oltre al bollo che non deve essere corrisposto per i conti con giacenza media entro i 5.000 euro, ci sono tante altre spese azzerabili se si scelgono determinati tipi di conti correnti.

Su ConfrontaConti.it è possibile trovare ancora conti correnti a zero spese, che oltre all'imposta di bollo, azzerano ogni altra spesa. È il caso ad esempio di Webank.it che propone zero canone, zero spese e zero canone carte con il conto che si attiva comodamente online, mentre per l’operatività si può scegliere l’online oppure la filiale.

Il Tasso a regime è dello 0,10% Lordo e tutti i costi fissi e variabili sono zero, anche i costi di prelievi e pagamenti. Conto Webank è accessibile anche da mobile e tramite i comandi vocali con codici sicuri ed evoluti (dati al 6/5/2020).

A cura di: Paola Campanelli

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