BCE, il FMI prevede un altro rialzo dei tassi: cosa cambia per conti e risparmi
Entro fine anno la BCE potrebbe aumentare nuovamente i tassi di 25 punti base. È la previsione del Fondo Monetario Internazionale, che nel suo ultimo Regional Economic Outlook per l'Europa segnala i rischi legati alle pressioni inflazionistiche e alla debolezza della crescita dell'eurozona.
⏰ In 30 secondi:
- Il FMI prevede un nuovo rialzo dei tassi BCE entro fine anno.
- L’inflazione resta alta e continua a preoccupare l’eurozona.
- Conti deposito favoriti da rendimenti potenzialmente più elevati.
Nel suo Regional Economic Outlook per l'Europa, il Fondo Monetario Internazionale ha analizzato la situazione attuale dell'economia europea e le prospettive future. I due punti su cui si è concentrata maggiormente l'analisi sono l'inflazione, con crescenti pressioni sui prezzi generate dalla crisi energetica, e la crescita economica, che nell'eurozona è debole e mostra segni di fragilità. In una situazione del genere, non è facile fare previsioni sulle prossime mosse di politica monetaria della BCE, ma secondo il FMI la Banca Centrale Europea è orientata a decretare un nuovo aumento dei tassi entro fine anno.
Secondo il FMI la BCE aumenterà di nuovo i tassi
Nelle discussioni sull'economia europea la protagonista degli ultimi mesi è l'inflazione. La crisi geopolitica internazionale continua a creare tensioni sui mercati energetici e spinge all'insù i prezzi di petrolio e gas. L'aumento dei costi dell'energia si riflette anche su altri settori economici, portando a un generale aumento dei prezzi.
Il tasso di inflazione attuale nell'eurozona è del 3,8%, ben lontano dall'obiettivo della BCE che è del 2% a medio termine. Uno strumento a disposizione della BCE per contenere l'inflazione è il rialzo dei tassi di interesse di riferimento, che aumenta il costo del denaro.
Secondo le previsioni del FMI, è proprio in questa direzione che si sta muovendo la BCE, che probabilmente deciderà di alzare i tassi di 25 punti base entro fine anno. Nella riunione di ottobre i tassi dovrebbero rimanere al livello attuale, per poi salire nella riunione di dicembre. Con il probabile ulteriore aumento di 25 punti base, il terzo dall'inizio dell'anno, si avrebbe:
- Tasso sui depositi al 2,75%;
- Tasso sul rifinanziamento principale: 2,9%;
- Tasso sul rifinanziamento marginale: 3,15%.
La difficile ricerca di equilibrio tra controllo dell'inflazione e crescita
In questa fase, la sfida principale per la BCE è quella di tenere a freno la crescita dell'inflazione ma, allo stesso tempo, non deprimere una crescita già debole.
Negli ultimi anni la Banca Centrale Europea ha più volte ribadito la sua scelta di adattare la strategia di politica economica sulla base dell'andamento dei dati macroeconomici.
L'obiettivo rimane quello di riportare l'inflazione attorno al 2% nel medio termine, ma il raggiungimento di questo traguardo è reso più difficile dalla crescita contenuta. Nel secondo trimestre dell'anno, infatti, il PIL nell'eurozona è cresciuto soltanto dell'1,2% su base annua.
Un nuovo aumento dei tassi potrebbe frenare l'inflazione, ma renderebbe più costoso e difficoltoso l'accesso al credito per famiglie e imprese, frenando così i consumi e gli investimenti. Il recente rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato complica ulteriormente le cose e il rischio è quello che la stretta monetaria aggravi la crescita e aumenti il rischio di stagflazione.
Cosa devono aspettarsi correntisti e risparmiatori
L'aumento dei tassi nella riunione di dicembre del consiglio direttivo della BCE è considerato una possibilità concreta.
L'attuale situazione di inflazione alta e di tassi in graduale aumento ha delle conseguenze sia per i correntisti che per chi ha investito i propri risparmi in un conto deposito o vuole aprirne uno.
Per chi ha un conto corrente, l'aspetto principale da considerare è l'effetto dell'inflazione sul potere d'acquisto della propria liquidità. Quando i prezzi aumentano, se il conto non genera un rendimento positivo che compensa i rincari, il valore reale dei risparmi diminuisce.
Per i conti deposito, invece, il discorso è diverso. I rendimenti di questi prodotti di risparmio remunerato potrebbero perfino beneficiare di un aumento dei tassi di interesse. Anche se le banche non adeguano direttamente i rendimenti all'andamento dei tassi BCE, potrebbero trovare più conveniente incentivare la raccolta proponendo ai clienti tassi di interesse più alti piuttosto che ricorrere al finanziamento interbancario.
In questa fase di incertezza, nella scelta del conto deposito è importante confrontare più conti e valutare non solo il rendimento nominale, ma anche la durata del deposito, l'esistenza di vincoli e la loro flessibilità e le condizioni di accesso al denaro definite dalla banca.