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Inflazione al 5,4%, quanto perdono i risparmi fermi sul conto corrente?

Come certificato anche dall'Istat, l'aumento dei prezzi energetici sta spingendo all'insù l'inflazione generale e quella di fondo. Il livello attuale di inflazione può avere un impatto molto forte sui risparmi, se si decide di lasciare la liquidità ferma sul conto corrente.

06/11/2026
sacchetto con scritta inflazione e freccia in su
Il tasso di inflazione è arrivato al 5,4% su base annua: cosa dovrebbero fare i risparmiatori?

⏰ In 30 secondi:

  • Inflazione al 5,4%: 10.000 euro perdono 540 euro.
  • La liquidità ferma sul conto perde potere d’acquisto.
  • I conti deposito possono limitare l’erosione dei risparmi.

Gli italiani sono un popolo di risparmiatori e molte famiglie, per abitudine o per pigrizia, scelgono di tenere tutti i propri risparmi sul conto corrente. Questa soluzione, anche se può offrire un'apparente sensazione di sicurezza, visto che si ha sempre accesso alla liquidità, nel tempo significa subire la perdita di valore dei propri risparmi causata dall'inflazione. Il problema è particolarmente sentito in periodi di forte aumento dei prezzi come quello attuale.

L'inflazione a ottobre sale al 5,4%

L'Istat ha reso note le stime preliminari dell'andamento dell'indice dei prezzi al consumo. Quasi tutti i valori risultano in crescita, a partire dall'indice generale dei prezzi al consumo.

Il valore dell'indice NIC (l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività) a ottobre è salito al 5,4% su base annua, con un aumento dello 0,9% rispetto al mese di settembre.

A spingere al rialzo il tasso di inflazione è soprattutto l'aumento dei prezzi dei beni energetici: quelli regolamentati sono saliti del 59,5% su base annua e quelli non regolamentati del 29,4% nello stesso arco di tempo.

Anche gli alimentari non lavorati e i servizi relativi ai trasporti hanno fatto registrare dei forti rincari, rispettivamente del 7,5% e del 3,1%. L'Istat ha certificato che ad essere aumentati sono stati sia i prezzi dei beni sia quelli dei servizi, con i primi che sono saliti del 4,6% in più dei secondi.

Per il 2026 l’inflazione acquisita a ottobre è pari al 3,4% per l’indice generale e all’1,9% per la componente di fondo. L’inflazione acquisita indica quale sarebbe la variazione media annua dei prezzi se, da ottobre a dicembre, l’indice restasse fermo al livello dell’ultimo mese disponibile. A ottobre 2025 la stessa metrica era all’1,6% per l’indice generale e al 2% per la componente di fondo.

Qual è l'effetto dell'aumento dei prezzi sui risparmi?

Il rapido aumento dei prezzi causato dallo shock energetico ha conseguenze importanti sui risparmi degli italiani. Il primo effetto diretto è una probabile riduzione della propensione al risparmio, dovuta al fatto che le famiglie devono spendere di più per l'acquisto di beni e servizi. Il secondo effetto, indiretto ma potenzialmente più impattante, è legato alla perdita di potere d'acquisto causata dall'aumento del tasso di inflazione.

Ipotizzando di avere 10.000 euro di risparmi in banca e che il tasso di inflazione rimanga al livello attuale del 5,4%, vuol dire che in un anno il valore dei risparmi scende di 540 euro. Dal momento che per i conti correnti la remunerazione della liquidità è vicina allo zero, significa che lasciare i soldi fermi in banca equivale a perdere valore, a un ritmo tanto più veloce quanto più è rapida la salita dei prezzi.

Come evitare che i propri risparmi perdano potere d'acquisto

Tenere i propri risparmi fermi sul conto può dare un senso di sicurezza che è solo effimero: in realtà, bisogna sempre fare i conti con l'inflazione, che è un vero e proprio nemico silenzioso dei risparmiatori.

Per evitare che l'inflazione mangi il valore dei propri risparmi, la soluzione più indicata è cercare soluzioni che prevedano una remunerazione della liquidità. Le opzioni più sicure per difendere il proprio patrimonio sono i conti correnti remunerati e i conti deposito: in entrambi i casi i risparmi sono al sicuro ed è previsto il riconoscimento di un tasso di interesse fisso e noto fin dall'inizio.

Il consiglio è quello di lasciare sul conto corrente una quota di liquidità che possa coprire un periodo di 3-6 mesi di spese, in modo da avere un cuscinetto sufficiente a coprire le spese correnti ed eventuali esborsi imprevisti o emergenze, e di investire la liquidità restante.

Non è detto, però, che investire in soluzioni del genere permetta sempre di accrescere il valore dei propri risparmi: per capire se l'investimento consente di annullare, mitigare o ribaltare l'erosione del potere d'acquisto dovuta all'inflazione bisogna confrontare la percentuale di aumento dell'indice generale dei prezzi e il tasso di remunerazione effettivo, calcolato al netto della tassazione sui conti deposito prevista dalla legge.

I migliori conti deposito del momento offrono un rendimento lordo del 4% annuo, corrispondente a un rendimento netto del 2,76%. Si tratta quindi di una soluzione che, pur non coprendo interamente il carovita, riesce sostanzialmente a dimezzare la perdita di valore dei risparmi rispetto al conto corrente tradizionale, considerando l'attuale tasso di inflazione.

Facendo un confronto tra conti deposito si possono individuare le opzioni più indicate alle proprie necessità, valutando il livello di flessibilità previsto, la durata del deposito e le condizioni di investimento stabilite dalle banche.

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A cura di: Luana Galanti

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