Inflazione in aumento per la guerra? Rischio stangata per le famiglie
L'attacco di Stati Uniti e Israele all'Iran sta avendo effetti a cascata sui mercati internazionali. In Italia sono osservati speciali i prezzi di carburanti, gas, energia elettrica e alimentari, ma potrebbero aumentare anche i costi per i mutui e i trasporti.
In 30 secondi:
- La guerra in Iran potrebbe spingere l’inflazione in Italia fino al 3%.
- Rischio rincari per carburanti, energia, alimentari, trasporti e mutui.
- Per difendere il potere d’acquisto si possono valutare conti deposito e strumenti di risparmio.
Il blocco dei traffici nello stretto di Hormuz è una delle conseguenze più immediate ed evidenti dell'inizio della guerra in Iran. La decisione di chiudere questo passaggio strategico per l'export di petrolio e gas ha avuto forti conseguenze sui mercati, facendo crescere molto rapidamente le quotazioni. Questa impennata dei prezzi può far salire il tasso di inflazione in Italia e in Europa, specialmente se la guerra non dovesse terminare entro pochi giorni.
Rischio inflazione per l'aumento di petrolio e gas
Subito dopo i primi bombardamenti statunitensi e israeliani ai danni dell'Iran, sui mercati energetici internazionali si è registrata una forte volatilità. I prezzi di petrolio e gas sono subito balzati all'insù, con le quotazioni del petrolio che in poco tempo hanno raggiunto i 100 dollari al barile, una cifra che non si vedeva dal 2022.
Il blocco dello stretto di Hormuz, da cui transitano circa il 20% del petrolio e del GNL mondiale, ha fatto salire anche i prezzi del gas, gettando le basi per una possibile e profonda crisi energetica.
A essere maggiormente colpite da questa crisi saranno le economie europee. In Italia si vedono già i primi segnali, con la salita dei prezzi dei carburanti, l'aumento delle tariffe luce e gas a prezzo indicizzato e l'adeguamento al rialzo dei prezzi dei prodotti alimentari e industriali.
Se la guerra e le tensioni sui mercati internazionali dovessero continuare ancora per settimane o mesi, ci sarebbe il rischio di un aumento generalizzato dei prezzi e una spirale inflazionistica che peserebbe molto sui bilanci familiari.
Il Codacons aveva stimato, prima dello scoppio della guerra, un aggravio di spese di poco meno di 1.000 euro per il 2026 per una famiglia di 4 persone, ipotizzando una crescita dell'inflazione attorno all'1%. A seguito dello scoppio della guerra le previsioni sono più pessimistiche, con Oxford Economics che arriva a ipotizzare, per l'Italia, un tasso di inflazione del 3% per il 2026. Tutto questo significa che le decisioni di Stati Uniti e Israele rischiano di tradursi in una stangata per le famiglie italiane.
A rischio aumento anche trasporti e mutui
L'aumento dei prezzi di luce, gas e petrolio si trasmette a cascata su tutti o quasi i settori economici. I trasporti sono tra i settori potenzialmente più colpiti dai rincari. Sia i trasporti via terra sia i voli subiranno presumibilmente degli aumenti, alimentando ancor di più l'inflazione.
Nel caso in cui gli indici dei prezzi al consumo dovessero discostarsi troppo dall'obiettivo della BCE di mantenere l'inflazione attorno al 2% a medio termine ci si aspetta un rialzo dei tassi da parte della Banca Centrale Europea.
Secondo una parte degli analisti la BCE potrebbe perfino decidere per due aumenti dei tassi entro fine anno. Questo aumento avrà conseguenze importanti sui mutui: l'adeguamento dei tassi renderà più costose le rate di chi ha un mutuo a tasso variabile e renderà meno conveniente accenderne uno nuovo, a tasso fisso o variabile.
Come reagire al possibile aumento dell'inflazione
Il momento è dominato dall'incertezza: non è chiaro se l'operazione militare in Iran si concluderà a breve oppure no e non si hanno indicazioni chiare sulla durata e la gravità della crisi energetica in corso.
Il quadro complesso rende difficile fare previsioni sull'andamento dell'inflazione e dei tassi di crescita, ma crescono i timori per il concretizzarsi di uno scenario di stagflazione in Europa. Si teme, infatti, che le economie europee entrino in recessione in un contesto di inflazione al rialzo.
Per tamponare gli effetti negativi dell'inflazione sul potere d'acquisto si può decidere di investire in un prodotto bancario sicuro e affidabile come un conto deposito. Indirizzare la propria liquidità in un conto deposito consente di:
- neutralizzare la perdita di potere d'acquisto o ottenere un rendimento netto positivo;
- decidere se mantenere l'accesso alla liquidità o se tenere i soldi vincolati in banca per un periodo più o meno lungo;
- ottenere un interesse positivo nell'immediato, mantenendo un atteggiamento flessibile e pronto a cogliere nuove opportunità di mercato in caso di futuri rialzi dei tassi.
Confrontare le proposte delle banche è cruciale per capire qual è la soluzione più adatta a ogni persona. I migliori conti deposito del momento arrivano a offrire rendimenti fino al 3% per depositi a 6 mesi, ma grazie all'analisi comparativa di più conti si può valutare meglio quale soluzione è la più conveniente incrociando tassi di interesse, condizioni di gestione e tipologia di vincoli.