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Pignoramento veloce dei conti correnti: perché non si farà più?

La proposta contenuta nel decreto legge poi bloccato autorizzava il fisco ad accedere in maniera telematica e veloce ai conti correnti, senza indugio e con la notifica all’istituto di credito dell’ordine di pagamento. Una procedura che andava a modificare il Testo Unico sulla riscossione.

25/11/2023
pignoramento conto corrente
Stop della maggioranza di Governo al pignoramento rapido dei conti correnti

Nella bozza della Legge di Bilancio, la misura sul pignoramento dei conti correnti ha trovato il fermo della maggioranza di Governo che con grande vigore ne ha respinto l’attuazione.

Bisogna precisare che l’Agenzia delle Entrate ha sempre avuto accesso ai nostri correnti, pure se in maniera indiretta e differente rispetto a quanto prevede la nuova norma. La procedura coattiva prevista allo stato attuale è infatti lunga e macchinosa e non sempre garantisce il buon fine del recupero del credito da parte del fisco (testimonianza ne sia l’incasso nel 2022 di solo un quarto dei 3,9 miliardi crediti esigibili). L’accesso al conto corrente è sempre indiretto, perché prevede l’intermediazione della banca, di società finanziarie o altri enti eroganti la pensione, che contribuirà all’indagine preliminare sulla consistenza economica dei conti del debitore.

L’articolo 72 bis del d.P.R. 602 del 1973 che disciplina il pignoramento diretto del conto corrente, come mezzo di recupero del credito alternativo al pignoramento presso terzi, prevede infatti che “l’agente della riscossione può impartire al terzo debitore l’ordine di pagare il credito direttamente, fino a concorrenza del credito per cui si procede”. Sono esclusi da questo tipo di procedura i crediti pensionistici.

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Come funziona oggi il pignoramento del conto corrente?

Attualmente la procedura di pignoramento comporta una serie di step da rispettare che partono dall’invio di una cartella esattoriale. Dopo un anno in cui il contribuente non ha proceduto al pagamento del debito, si procede con un avviso notificato agli uffici bancari dove il debitore ha aperto il conto corrente, che dà 5 giorni di tempo per evadere l’ordine di pagamento, anche richiedendo la rateizzazione delle somme da corrispondere, e intima l’istituto di credito a non consentire alcun prelievo di denaro al debitore titolare del conto corrente.

Seguirà la citazione del debitore a comparire davanti al Giudice in udienza, dove si stabilirà la somma da restituire e le modalità della restituzione.

Questo non vuol dire che l’Ader possa prendere possesso delle somme sul conto direttamente, perché è necessario notificare l’ordine di pagamento al debitore entro 30 giorni dalla notifica alla banca. Se infatti non accade nulla, l’Agente di riscossione può a oggi procedere con la verifica dell’esistenza di conti correnti intestati al debitore, ma senza arrivare a conoscere la disponibilità di denaro o l’entità delle giacenze, proprio perché agirà attraverso la banca che figura come terzo debitore, disponendo di 60 giorni per rispondere al sollecito dell’Agenzia delle Entrate - Riscossione.

Come avrebbe funzionato la nuova procedura

La proposta contenuta nel Decreto legge accelerava l’incasso del credito perché autorizzava il fisco ad accedere in maniera telematica e veloce ai conti correnti, al fine di bloccarne la disponibilità necessaria a coprire il credito vantato nei confronti del contribuente. In caso di esito positivo, “la riscossione avrebbe potuto procedere ‘senza indugio’ con la notifica all’istituto di credito dell’ordine di pagamento”. Una procedura dunque che andava a modificare il Testo Unico sulla riscossione.

La procedura telematica, finalizzata a rendere più efficiente la riscossione di tasse e contributi, oltre che più efficace l’azione di recupero nei confronti degli evasori fiscali, sarebbe dovuta partire subito con il nuovo anno e prevedeva un termine di 30 giorni per l’avviso al debitore da parte della banca, prima di procedere con il prelievo forzoso. Da questa procedura erano esclusi i debiti sotto i 1.000 euro.

Le forze di Governo di maggioranza, in testa la Lega, si sono opposte a questa proposta di legge, definendo la procedura rapida di riscossione dei debiti come un “prestito forzoso”, e cancellandola dall’ultima versione del Ddl di bilancio.

A cura di: Paola Campanelli

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