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Carte di pagamento, gli italiani le utilizzano con moderazione

11/03/2015

carte di pagamento

L’uso del contante è in questo momento un dibattito aperto, sia in ambito politico che privato. Le ultime misure per incoraggiare l’uso della moneta elettronica sono state momentaneamente rimandate dall’attuale Esecutivo, che le riproporrà nei prossimi mesi con l’obiettivo di combattere l’evasione fiscale.

Utilizzare denaro liquido ha un costo sociale, stimato in circa 12 miliardi di euro l’anno (corrispondente a mezzo punto del PIL): il 49% di tali costi è sostenuto dalle banche e da infrastrutture per l’offerta dei servizi di pagamento, il 51% è a carico delle imprese. Secondo una ricerca dell’ABI, l’Associazione Bancaria Italiana, il maggior utilizzo delle carte di pagamento – bancomat, carte di credito e prepagate – potrebbe far recuperare circa 40 miliardi di euro, evitando così di alimentare l’economia sommersa.

Nel 2013 sono stati eseguiti in Europa circa 100 miliardi di pagamenti elettronici, facendo registrare un +22,9% rispetto al 2009: stilando una classifica tra gli stati membri dell’UE, l’Italia si è classificata al quinto posto con 4,5 milioni di transazioni effettuate.

“I pagamenti con carta”, dichiara Antonio Longo Presidente di IEPC (Italian E-Payment Coalition), “rappresentano una risorsa sociale fondamentale per contrastare l’economia sommersa che in Italia vale quasi 200 miliardi di euro, come evidenziato anche dall’Istat. Dico sociale perché le istituzioni devono fare di tutto per promuovere l’uso della moneta digitale attraverso agevolazioni che diano beneficio e convenienza tanto ai consumatori quanto ai commercianti. La coalizione che presiedo lo chiede da sempre e il mese scorso abbiamo presentato alle Commissioni Finanze e Attività Produttive proposte per incentivare i pagamenti digitali”.

Tra i vari strumenti di pagamento utilizzati, diminuisce l’uso delle carte di credito: nel 2013 erano 13.149 mila, -3% dal 2011 (dati Banca d’Italia, ottobre 2014); al contrario, è in aumento il numero dei Bancomat (salito a 45.733 mila, +17%) e delle carte prepagate (19.846 mila, +39%).

Una ricerca fatta dall’Università Bocconi, condotta per il Corriere Economia, ha evidenziato che non ci sono particolari variazioni rispetto al 2014 sui prezzi delle carte di credito. Dalla classifica dei 21 istituti confrontati, emergono due banche con carte a canone zero: Ing Direct e IwBank.

In generale, il canone medio si è attestato sui 28,60 euro. Lo studio sottolinea come la commissione media per l’anticipo del contante sia del 3,2%, mentre quella per la conversione di valuta applicata nei Paesi non euro è all’1,5%. L’altra commissione valutata dall’indagine è sul pagamento del carburante alle stazioni di servizio: la fanno pagare solo 4 dei 21 intermediari considerati.

Un’ulteriore formula di fidelizzazione del risparmiatore sono le carte di credito collegate alla grande distribuzione. È il caso di Esselunga, che promuove la Fidaty Plus con partner Deutsche Bank (circuito Mastercard), a canone annuo zero e commissione per il prelievo di contante (tecnicamente, l’anticipo) al 3%; oppure la carta di Auchan con partner Unicredit, offerta a un canone di 36 euro e 4% per il prelievo di contante (soglia minima 2,5 euro). La prima rientra nella categoria delle carte di credito revolving, ossia con il rimborso rateizzato, che nel 2014 sono cresciute del 4,5%: tra le più richieste ci sono quelle a opzione, che consentono di scegliere tra la modalità a rate standard o a saldo.

Tuttavia, ancora un numero considerevole di commercianti preferisce il pagamento in contanti, nonostante l’obbligo dallo scorso luglio di utilizzare il POS se la spesa è superiore ai 30 euro: secondo Altroconsumo, un deterrente per gli esercenti è sicuramente il costo fisso dell’apparecchiatura, che va dai 25-60 euro all’anno per i POS innovativi ai 120-180 euro per quelli tradizionali, oltre a quello variabile delle singole transazioni.

A cura di: Paola Campanelli

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