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Cala la ricchezza delle famiglie italiane. Come muoversi per difendere i patrimoni

Italiani più poveri di tredici anni fa. Secondo un’analisi condotta dalla Fondazione Fiba di First Cisl, negli  la ricchezza lorda complessiva delle famiglie è aumentata del 20,6% in termini nominali. Tuttavia, se si considera l’erosione operata dall’inflazione, in realtà siamo più poveri del 2%

09/01/2026
famiglia al mare
Ricchezza delle famiglie italiane in calo

Cala in termini reali la ricchezza delle famiglie italiane, mentre migliora sensibilmente la situazione in Francia e Germania. Quanto basta per prendere consapevolezza che i risparmi non possono essere lasciati su soluzioni improduttive, ma vanno valorizzati. Dedicare un po’ di tempo a informarsi sulle opportunità esistenti aiuta a prendere decisioni destinate a dare risultati nel tempo.

Secondo un’analisi condotta dalla Fondazione Fiba di First Cisl, negli ultimi tredici anni la ricchezza lorda complessiva delle famiglie è aumentata del 20,6% in termini nominali, raggiungendo valori apparentemente positivi. Tuttavia, se si considera l’erosione operata dall’inflazione (1,22% medio annuo nel periodo considerato), in realtà siamo più poveri del 2% rispetto a tredici anni fa. Il che, spiegano gli autori dello studio, da una parte genera disuguaglianze interne sempre più marcate, con il 50% delle famiglie meno abbienti detiene solo il 7,4% della ricchezza totale, dall’altra fa crescere il divario con le principali economie europee.

Crescita anemica rispetto all'Europa

La performance italiana è particolarmente deludente se confrontata con quella degli altri Paesi dell'area euro. La Francia nel periodo considerato ha registrato un incremento della ricchezza lorda nell’ordine del 45,1% e la Germania addirittura del 108,2%.

In parallelo, l'indebitamento delle famiglie italiane è salito del 13,3%, un valore superiore alla media dell'eurozona (10,1%), ma inferiore a quello di Germania e Francia, segnalando una vulnerabilità strutturale.

Il peso dell'inflazione e il crollo del risparmio

L'inflazione è il principale responsabile di questa erosione patrimoniale, trasformando famiglie "apparentemente più ricche", in realtà impoverite rispetto al potere d'acquisto reale. Con un'inflazione prevista all'1,6% per il 2026, il fenomeno non accenna a rallentare e il tasso di risparmio lordo italiano – fermo al 12,3% contro il 15,4% della media euro, il 19,2% della Germania e il 18,7% della Francia – aggrava ulteriormente il quadro.

Non tenere i soldi fermi: l'importanza di far fruttare i risparmi

In un contesto simile, è fondamentale non lasciare i risparmi inattivi sui conti correnti, dove non generano rendimenti e vengono progressivamente consumati dall'inflazione. Far fruttare il denaro non implica necessariamente ricorrere a strumenti rischiosi come azioni o fondi speculativi, che espongono il capitale a perdite potenziali in periodi di volatilità. Esistono soluzioni conservative e sicure, pensate proprio per famiglie prudenti che vogliono preservare e incrementare il proprio patrimonio senza esposizioni al mercato.

Conti deposito: cosa sono e come funzionano

È il caso dei conti deposito, che offrono un rendimento garantito senza i rischi dei mercati finanziari. Si tratta di conti separati dal conto corrente tradizionale, dove il denaro viene "depositato" per un periodo prestabilito (da tre mesi a cinque anni), vincolandolo in cambio di un tasso di interesse lordo fisso e prefissato al momento dell'apertura. I conti deposito vincolati garantiscono tassi lordi del 2% e oltre, dunque superiori all'inflazione attesa e positivi anche al netto delle imposte (26% sui guadagni) e dello 0,2% di bollo.

Tra le principali caratteristiche dei conti deposito, spicca la semplicità di utilizzo: basta trasferire i fondi dal proprio conto corrente, senza costi di apertura o gestione nella maggior parte dei casi, e il capitale è protetto dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi fino a 100 mila euro per banca e per intestatario. Esistono versioni libere (svincolabili in anticipo, ma con rendimento ridotto) e vincolate (con tassi più alti, ma penale per ritiro anticipato), adatte a diverse esigenze di liquidità, e di conseguenza caratterizzate da differenti rendimenti.

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A cura di: Luigi Dell'Olio

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