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Fondi pensione: cosa sono e come funzionano?

12/11/2020
Fondi pensione: cosa sono e come funzionano?

Si ricorre alla previdenza complementare, attraverso un fondo pensione o una polizza pensionistica, per garantire un’integrazione della pensione ordinaria. La legge prevede due tipi di fondi pensione:

  • fondi pensione aperti
  • fondi pensione chiusi (noti anche come negoziali)

I fondi pensione aperti sono quelli che vengono istituiti da banche, società di intermediazione mobiliare, campagne di assicurazione e società di gestione del risparmio. Ci si può aderire al di là della categoria lavorativa cui si appartiene. Si può aderire, inoltre, ai fondi aperti sia in forma collettiva che individuale.

I fondi pensione chiusi sono, invece, quelli che nascono da contratti o accordi collettivi anche aziendali. A differenza dei primi, l’adesione è riservata a particolari categorie di lavoratori.

Come si finanzia la previdenza complementare?

I fondi pensione sono stati ideati per costruire una pensione integrativa a chi vi aderisce mediante la raccolta dei contributi e il loro investimento nei mercati finanziari. L’Agenzia delle Entrate ha anche realizzato una guida per illustrare ai cittadini i vantaggi della previdenza complementare.

Una volta effettuato il primo versamento, il fondo pensione apre per ogni lavoratore iscritto una posizione individuale che viene ‘accresciuta’ dai contributi versati successivamente e dai rendimenti che maturano.

I lavoratori dipendenti possono alimentare le rispettive posizioni previdenziali con il conferimento del TFR maturando. Inoltre, ai lavoratori dipendenti e ai titolari di rapporti di collaborazione, il finanziamento della forma di previdenza complementare può essere realizzato tramite il versamento di contributi del datore di lavoro o del committente a carico del lavoratore.

Discorso diverso per i lavoratori autonomi e per i liberi professionisti: in questo caso il finanziamento delle forme di previdenza complementare viene effettuato tramite contribuzione a carico degli stessi.

Fondi pensione: rendimenti positivi a settembre

A fine settembre 2020 le forme pensionistiche complementari contano 9.289 milioni di posizioni in essere. È l’ultima fotografia scattata dalla Covip (Commissione di vilanza sui fondi pensione) che fa sapere che la crescita - rispetto alla fine del 2019 - è pari a 172.000 unità. Parliamo di un incremento dell’1,9% che però continua ad essere più bassa rispetto ai periodi precedenti all’emergenza coronavirus.

Il totale degli iscritti viene stimato in 8,420 milioni di individui. Nei dati statistici pubblicati dalla Covip emerge che, rispetto alla fine del 2019, nei fondi negoziali si registrano circa 90.000 posizioni in più (2,8%). Il totale di questi fondi è pari a 3,250 milioni.

I maggiori incrementi si riscontrano nel fondo destinato ai lavoratori del settore edile (47.800 unità in più) e nel fondo rivolto ai dipendenti pubblici (12.100 unità in più). Nelle forme pensionistiche di mercato i fondi aperti contano 1,593 milioni di posizioni: registrate 42.000 unità in più (2,7%). Pei i PIP “nuovi” il totale delle posizioni, 3.460 milioni, è in aumento di 41.000 unità (1,2%) rispetto alla fine del 2019.

Dall’indagine viene fuori pure che a settembre del 2020 le risorse destinate alle prestazioni sono pari a circa 190 miliardi di euro. Parliamo di 5 miliardi in più rispetto a quanto rilevato alla fine del 2019. Il patrimonio dei fondi negoziali risulta pari a 58,1 miliardi di euro, il 3,6% in più. Per i fondi aperti il patrimonio si attesta a 23,8 miliardi e a 37,2 miliardi per i PIP “nuovi” aumentando, rispettivamente, del 4,1% e del 4,9%.

Novità anche sul fronte dei rendimenti dei fondi negoziali che, rispetto all’inizio dell’anno, sono ritornati positivi, risultando pari in media allo 0,2%. Restano, invece, negativi per i fondi aperti, -0,9%, e per i PIP di ramo III, dove si registra -4,7%.

La Covip traccia, infine, un bilancio degli ultimi dieci anni, sottolineando che i rendimenti del risparmio previdenziale restano comunque appaganti nonostante la crisi. Da inizio 2010 a fine 2019 il rendimento medio annuo composto è stato pari al 3,6% per i fondi negoziali, al 3,8% per i fondi aperti e per i PIP di ramo III, e al 2,6% per le gestioni di ramo I; la rivalutazione del TFR è risultata pari al 2% annuo.

Se si sommano agli ultimi 10 anni gli ultimi 9 mesi, i rendimenti medi annui composti calano al 3,4% per i fondi negoziali, al 3,5 per i fondi aperti, al 3,1 per i PIP di ramo III e al 2,5 per cento per i prodotti di ramo I. La rivalutazione del TFR scende all’1,9 per cento annuo.

A cura di: Tiziana Casciaro

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