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Anatocismo: no agli interessi non dovuti

26/02/2015

anatocismo

Anatocismo, questo triste sconosciuto. Triste ma pericoloso, visto che si tratta del termine tecnico per indicare il pagamento di somme non dovute, ora salito prepotentemente alla ribalta in relazione alla Legge di Stabilità. Dal 1° gennaio 2014 gli interessi anatocistici sono diventati illegali: che cosa significa esattamente dal punto di vista dei consumatori?

Partiamo da un assunto fondamentale: in qualsiasi tipologia di finanziamento, quindi mutui, leasing o prestiti personali, sulla somma erogate vengono applicati degli interessi da rimborsare in parallelo alla restituzione del capitale. Si parla di anatocismo o capitalizzazione degli interessi quando si sommano gli interessi con il capitale e su questo valore vengono poi conteggiati nuovi interessi. Si tratta in pratica, semplificando, dell’applicazione degli interessi sugli interessi.

E’ una pratica abbastanza comune: le banche tendono ad adottarla all’apertura di credito in conto corrente (fido bancario) e sui conti correnti caratterizzati da passività (in scoperto o in rosso), solitamente addebitando sul capitale tutti gli interessi passivi maturati trimestralmente: così facendo le banche sommano al capitale gli interessi quattro volte l’anno, aumentando esponenzialmente la passività del conto corrente ed il debito dei correntisti.

Il codice civile, all’art. 1283, stabilisce limiti precisi per l’applicazione dell’anatocismo: "In mancanza di usi contrari, gli interessi scaduti possono produrre interessi solo dal giorno della domanda giudiziale o per effetto di convenzione posteriore alla loro scadenza, e sempre che si tratti di interessi dovuti almeno per sei mesi".  Quindi per essere lecito, l’anatocismo deve essere considerato usanza pacificamente accettata dal cliente e dalle banche (si parla di uso normativo).

Recentemente la Cassazione ha tuttavia rivisto il proprio orientamento: con le sentenze 16/03/1999 n. 2374, 30/03/1999 n. 3096 e 11/11/1999 n. 12507 è stato disposto che l’anatocismo non è un uso accettato e considerato come lecito dai clienti, ma piuttosto uno strumento vessatorio imposto dalle banche. In altre parole, non sarà più possibile addebitare interessi passivi sul capitale, ad esempio nel caso in cui si vada in rosso o si sia sottoscritto un fido.

In questo senso si stanno muovendo dunque i Tribunali d’Italia che, sulla scia delle sentenze della Cassazione, stanno chiedendo alle banche la restituzione degli interessi anatocistici ai correntisti. Apparentemente una buona notizia, anche se il Movimento Consumatori non è dello stesso avviso. Secondo una recente analisi condotta dall’associazione su un campione di 30 banche italiane ed europee, in molti continuerebbero a violare il divieto di anatocismo, con un addebito illecito stimato di più di due miliardi di euro.

E’ per questo che si stanno definendo azioni legali presso il Tribunale di Milano, al fine di bloccare eventuali ulteriori forme di capitalizzazione degli interessi. Se il provvedimento andasse a buon fine verrebbe disciplinato anche l’ordine di comunicazione da parte degli istituti dell’errore commesso e degli importi da restituire ai correntisti.

E’ recente la sentenza del Tribunale di Bari che, in tal senso, ha condannato in due diversi processi, due banche italiane colpevoli di anatocismo. Ne ha dato comunicazione Adusbef, invitando i cittadini a controllare eventuali violazioni dei diritti bancari.

A cura di: Alessia De Falco

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