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Pressione fiscale e reddito disponibile delle famiglie

28/04/2015

pressione fiscale

L’ISTAT ha reso noto in questi giorni il rapporto sull’andamento della pressione fiscale relativa all’anno 2014. Nel quarto trimestre è stata pari al 50,3%, in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto allo stesso trimestre dell'anno precedente, mentre durante l’intero anno è risultata in crescita dello 0,1%, attestandosi al 43,5%.

Lo scorso anno il reddito disponibile delle famiglie è aumentato dello 0,2%: in particolare, le entrate dei cittadini al netto del prelievo fiscale sono diminuite nell'ultimo trimestre del 2014 dello 0,4% rispetto al trimestre precedente, ma sono aumentate dello 0,8% rispetto al corrispondente periodo del 2013.

 Nello stesso trimestre, il potere d’acquisto dei consumatori è sceso dello 0,5% rispetto ai tre mesi precedenti ed è aumentato dello 0,8% rispetto al quarto trimestre del 2013: se si tiene conto dell’inflazione, il reddito reale delle famiglie nel 2014 è rimasto invariato.

La propensione al risparmio è stata pari all'8,6%, con una diminuzione di 0,3 punti percentuali rispetto al 2013: gli italiani, dunque, risparmiano sempre meno per via dell’aumento dei costi e dell’attuale periodo di crisi.

Secondo una ricerca dell’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, in 10 anni – dal 2003 al 2013 – il reddito medio in Italia è aumentato del 28,5%, passando da 23.113 euro a 29.704 euro: dei 6.590 euro in più che i lavoratori hanno percepito, oltre la metà è stato oggetto di prelievo fiscale: 3.869 euro. Nelle tasche dei lavoratori restavano 16.618 euro nel 2003, mentre nel 2013 si è arrivati a 20.487 euro: la parte di reddito finita in tasse è passata dal 28% del reddito al 31%.

Stilando una classifica è possibile evidenziare le differenze con gli altri paesi europei: in Finlandia c’è stato l'aumento del reddito medio maggiore, pari al 43,4%, portando i guadagni dei cittadini da 29.624 euro a 42.493 euro; il peso delle tasse si è invece ridotto dell’1,3%, passando dal 31,5% del reddito al 30,2%.

La Grecia è stata la nazione con il minor incremento delle entrate per i lavoratori: sono cresciute solo del 6,5% passando da 19.339 euro a 20.604 euro lordi, mentre il livello di tassazione registra un +2,4 punti, dal 23,1% al 25,5%. Il reddito più alto si è rilevato nel Lussemburgo, dove si è passati da 39.587 euro lordi del 2003 a 52.902 euro del 2013, +33,6%: le imposte sono aumentate del 4,7% passando dal 24,6% al 29,3%.

In Italia un terzo dello stipendio lordo finisce in tasse. Inoltre, secondo il rapporto Taxing Wages dell'Ocse, il cuneo fiscale per i lavoratori dipendenti è ormai alle soglie del 50%: nel 2014 la differenza tra il costo del lavoro e il salario netto in busta paga per una famiglia unipersonale ha raggiunto il 48,2%, con un superamento di oltre il 12% rispetto alla media Ocse, che si attesta al 36%.

Secondo Maurice Nettley, economista dell'Ocse e responsabile dello stesso rapporto Taxing Wages, la retribuzione lorda in Italia per un lavoratore medio, cresciuta nel 2014 dell’1,4% e arrivata fino a 30.463 euro, ha una tassazione che si è appesantita soprattutto per l’aumento delle addizionali applicate dagli enti locali.

A cura di: Paola Campanelli

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