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Conti senza frontiere: conviene?

20/05/2015

contiesteri

Se da un lato l’Unione Europea è costruita sulla libertà di scambio di merci e persone tra i Paesi comunitari, dall’altro trova ancora difficoltà ad applicare lo stesso principio in ambito finanziario.

Seppur contraddistinto in questo momento da tendenze evolutive che portano a progetti quali ad esempio Saving Global - il nuovo marketplace per l'apertura e la gestione di conti correnti in tutti gli stati Ue - il Vecchio Continente mostra una certa riluttanza a liberarsi del concetto di "confini nazionali" quando si entra in ambito creditizio.

Eppure rivolgersi ad una banca estera per la gestione dei propri risparmi potrebbe essere conveniente, dato che i tassi di interesse sui conti ordinari variano da Paese a Paese. Qualche esempio? Se in Polonia e Germania le rendite sono inferiori all’1%, basta spostarsi in Bulgaria per avere interessi fino al 4%.

Questa discrepanza potrebbe orientare i consumatori verso mercati con condizioni contrattuali più favorevoli. Da qui nasce una domanda abbastanza naturale: è possibile aprire un conto all’estero anche se si risiede e si lavora in Italia? La procedura è legale, anche se non è detto che sia sempre conveniente, a causa di diversi fattori.

Di solito occorre dimostrare di avere domicilio nello stato dell’Unione presso il quale si fa richiesta di apertura del conto. In più, variabile non trascurabile, ci si può scontrare con il problema linguistico, dato che non vi è una norma specifica che implichi la comunicazione delle condizioni contrattuali in lingue diverse. Infine, dettaglio molto importante, i rendimenti subiranno la tassazione del 26% introdotta lo scorso luglio. La stessa applicata ai conti italiani.

Considerando che spostare i propri soldi all’estero non tutela i risparmiatori da un’eventuale default italiano, dato che comunque lo Stato potrebbe colpire le somme depositate fuori dai confini nazionali ma all’interno della comunità, resta da capire quale sia l’effettiva convenienza. Fermo restando che l’unico modo per prevenire il rischio euro o il rischio Italia è rivolgersi ad una realtà extraeuropea, quale ad esempio la Svizzera.

Si può affermare che, se si cercano elevati rendimenti, vi sono alcune realtà specifiche che al momento costituiscono una sorta di Eldorado: basti pensare a Cipro dove i rendimenti raggiungono il 10%.

Per chi opta per l’apertura di un conto all’estero sono previsti specifici adempimenti normativi e fiscali: il trasferimento di denaro deve essere tracciabile e gestito tramite bonifico bancario. Fino a 10.000 euro non occorre informare il Fisco del trasferimento; oltre questo importo l’obbligo sussiste. 

In ogni caso, bisogna sfatare il mito che, trasferendo soldi all’estero, si resta invisibili allo Stato italiano. Rispettando gli adempimenti previsti, il Fisco monitorerà le somme trasferite fuori dai confini nazionali e le eventuali variazioni nell’ammontare dei capitali posseduti. In altre parole, un conto all’estero non significa essere esenti da controlli o ridurli.

Se la prospettiva di aprire un conto all’estero non è dunque così allettante, vero è che negli ultimi mesi stanno prendendo piede nuove tendenze, volte a rendere più globalizzato e competitivo il mercato del risparmio e, più in generale, il settore bancario internazionale.

Saving Global, citato in precedenza, è uno dei più brillanti esempi in tal senso. Il network tedesco, che oggi vanta 18000 clienti, offre la possibilità di avvalersi dei prodotti di otto banche europee alle migliori condizioni disponibili.

Una valida strategia per aumentare la competitività fra gli istituti di credito nell’offerta ai piccoli investitori, condizione molto favorevole alla revisione della distribuzione dei depositi in relazione agli interessi più vantaggiosi.

Chiaramente si tratta di un progetto pionieristico che però dimostra la necessità, nel momento in cui ci si rivolge all’estero per tutelare i risparmi, di una forma di intermediazione che gestisca il contatto con la banca straniera.

A cura di: Alessia De Falco

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