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Uso del contante, possibile modifica al limite dei 1000 euro

27/07/2015

soglia contante

Si prospetta un cambio di disposizioni sul limite dei 1000 euro nell’utilizzo del contante: dopo anni in cui si è assistito a una progressiva riduzione, ora si torna a chiederne una revisione al rialzo.

L’indicazione arriva dalla Camera dei Deputati del Parlamento in base a una serie di mozioni che hanno trovato il favore della maggioranza: in particolare il Governo, rappresentato dal vice ministro dell’Economia, si è espresso in modo favorevole alla proposta di Area popolare, che prevede anche misure a favore dei pagamenti elettronici.

L’introduzione della prima soglia risale al 1991, quando venne stabilito che si potevano effettuare pagamenti in contanti fino a 20 milioni di lire, convertiti con il decreto del 2002 in 12.500 euro. Nel 2008 c’è stata la prima riduzione, con la soglia di utilizzo del contante portata a 5.000 euro: lo stesso anno, il governo Berlusconi la innalzò nuovamente a 12.500 euro. In seguito il tetto è stato più volte rivisto al ribasso, arrivando agli attuali 1.000 euro in vigore dal 2011: per evitare di danneggiare il settore turistico è attiva una deroga del limite, che lo eleva per i non residenti a 15.000 euro.

Insieme al Portogallo, l’Italia è uno dei paesi più restrittivi sulla soglia del contante: la Francia ha un limite di utilizzo di 3.000 euro, la Spagna di 2.500 euro e la Grecia di 1.500 euro, mentre gli altri Stati della zona euro non prevedono alcuna restrizione. Nel nostro Paese si può pagare in denaro fino a 999,99 euro, poi bisogna usare bonifici, assegni non trasferibili o carte di credito e bancomat: eventuali violazioni portano all’applicazione di sanzioni dall'1% al 40% degli importi trasferiti oltre la soglia, con una penalità minima di 3.000 euro.

Secondo la mozione di Area popolare, l'evasione ha registrato un andamento altalenante fino al 2006, per poi calare progressivamente fino al 2010. L’anno dopo, nonostante sia entrata in vigore l’attuale riduzione, l'evasione è salita al 16% del PIL per poi ridiscendere nel 2012 sotto quota 14%.

La Camera ha chiesto anche al Governo di recepire quanto prima il regolamento comunitario per ridurre le commissioni interbancarie sulle operazioni di pagamento effettuate con carta di debito o di credito. Il fine principale è quello di adeguare il costo dei mezzi di pagamento elettronici con quello degli altri Stati europei. In Italia gli importi da sostenere per le transazioni tramite POS sono più alti di circa il 50%, così come le spese di installazione e di gestione: quest’ultime comprendono un canone annuale per l'affitto dell'apparecchiatura e il mantenimento di una linea telefonica dedicata.

La stessa mozione sottolinea come il contante sia il mezzo di pagamento più diffuso, soprattutto per gli anziani e i single (95,9%): “l'enorme uso del contante deriva dal fatto che in Italia ci sono quasi 15 milioni di «unbanked», ossia persone che non hanno un conto corrente presso una banca e che, di conseguenza, non utilizzano alcuna forma di pagamento tracciabile”.

Al momento non è stato ancora deciso quale sarà il tetto massimo dell’importo: tra coloro che non condividono l’ipotesi di innalzamento c’è l’ex ministro delle Finanze Vincenzo Visco: quest’ultimo spiega che “il limite all’uso del contante serve essenzialmente a fini antiriciclaggio, quindi è necessario avere una soglia ragionevole che renda difficile riciclare denaro sporco”.

A cura di: Paola Campanelli

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