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Banca d’Italia: quanto costa un conto corrente?

01/02/2016

costo conto corrente

Arriva dalla Banca d’Italia l’indagine che rileva l’onerosità dei conti correnti per le famiglie italiane. A evidenziare le spese di gestione, un campione di 13.291 conti acquisiti presso 627 sportelli di 150 banche, oltre a 47 dipendenze postali.

L’indagine del 2015 riguarda le spese sostenute nel 2014 e secondo una continuità di metodologia con le precedenti edizioni, rileva oltre agli oneri effettivi di gestione del conto ripartiti tra spese fisse e variabili, anche il profilo ISC (indicatore sintetico di costo) e gli interessi connessi a eventuali scoperti e affidamenti in conto corrente. Ricordiamo che l’indice sintetico di costo è dato da tutte le spese e commissioni attribuite al cliente al netto degli interessi e delle commissioni su eventuali scoperti di conto corrente e degli oneri fiscali.

La rilevazione è inoltre basata su un campione di 13.291 conti, acquisiti presso 627 sportelli di 150 banche, oltre a 47 dipendenze postali (nella precedente edizione erano stati rilevati 13.141 conti presso 634 sportelli di 193 banche e 48 sportelli postali).

Dall’indagine, la spesa media di gestione dei conti correnti nel 2014 è stata di 82,2 euro, 0,3 euro in più rispetto al 2013. A determinare l’aumento del costo, le spese variabili cresciute dello 0,4% a causa della maggiore operatività passata da 131 a 140,4 operazioni all’anno. Stabili invece le spese fisse, che hanno registrato una riduzione impercettibile di -0,1 euro, dopo tre anni consecutivi di ribassi per un totale di 8,6 euro: da rilevare in questo caso che il sensibile aumento dei canoni delle carte di credito e delle altre spese fisse sono stati compensati da un calo degli altri canoni e delle spese di invio estratto conto, un tempo più onerose.

L’onerosità di un conto corrente è determinata in misura sostanziale proprio dalle spese fisse, che rappresentano in media i 2/3 della spesa complessiva, mentre per la parte restante è costituita dalle spese per le disposizioni impartite dalla clientela.

Sono le cosiddette abitudini di gestione conto, come la tendenza a detenere un numero maggiore di carte di pagamento con l’aumentare dell’operatività del conto stesso. Nello specifico, l’indagine della Banca d’Italia rileva che tra i clienti che scelgono di effettuare più di 50 operazioni nell’anno, il 16,8% dispone di una carta di credito, il 48,1% di una carta bancomat e il 79% di una carta prepagata. Per i conti con oltre 200 operazioni il dato cambia completamente, rilevando il 65,1% di carte di credito e la totalità di titolari che ha almeno un bancomat e una carta prepagata, mentre il 24,5% dispone di 2 carte bancomat e il 10% di 3 carte prepagate.

Le spese variabili sono date anche dall’anzianità del conto, dal profilo ISC e quindi dalla condizione di famiglie, giovani o pensionati, oltre che dall’operatività del conto stesso. Per chiarire la differenza di spesa tra un conto “giovane” e uno “vecchio”, basti considerare che un conto corrente aperto da un anno comporta una spesa di gestione pari in media a 52,7 euro, mentre per un conto acceso da almeno dieci anni può raggiungere i 98,7 euro: 16,5 euro in più rispetto alla media.

Riguardo all’altra componente di variabilità, rappresentata dall’indice sintetico di costo, le spese di gestione saranno più basse nel caso di giovani, famiglie o pensionati che sceglieranno un numero basso di operazioni all’anno: è infatti pari in media a 49,8 euro per i clienti che hanno effettuato non più di 50 operazioni, mentre cresce fino a 118,6 euro nel caso di clienti la cui fascia di operatività supera le 200 operazioni.

E infine il legame tra l’operatività dei conti degli italiani e l’uso di internet. I clienti con maggiore operatività, superiore alle 200 operazioni l’anno, hanno rilevato un accesso ai servizi di home banking più alto: il 67,9% dei titolari di conto corrente contro il 40,4% di coloro che presentano un’operatività inferiore alle 50 operazioni.

A cura di: Paola Campanelli

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