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La Bce rivede la normativa sul bail-in

01/12/2017

Era il luglio del 2015 quando la nostra Camera dei Deputati approvava la BRDD, Bank Recovery and Resolution Directive, legge di delegazione europea che recepiva la direttiva comunitaria per il risanamento e la risoluzione del settore creditizio e degli intermediari finanziari. Come avevamo riportato in "Sì al bail-in, gli aiuti alle banche in crisi", la nuova legge rendeva legittima la procedura del bail-in, letteralmente “aiuti dall’interno”, uno strumento che in caso di dissesto della banca consente il salvataggio dell’istituto di credito riducendo al minimo l’impatto sull’economia e sul sistema finanziario. Secondo questo principio, per fronteggiare la crisi di liquidità le banche potevano ricorrere anche ai conti correnti con depositi superiori ai 100.000 euro, oltre naturalmente che alle risorse provenienti da eventuali aumenti di capitale o emissione di nuove obbligazioni.

Il bail-in si proponeva come una gestione alternativa alla classica liquidazione coatta amministrativa, arginando in qualche modo il rischio dell’utilizzo per il salvataggio della banca delle risorse dei contribuenti. La norma arrivava in un momento storico che segnava l’inizio della corsa ai conti correnti, strumento rifugio degli italiani dopo la crisi che aveva frenato gli investimenti, tanto che lo scorso luglio i dati hanno registrato per gli ultimi 12 mesi una crescita della liquidità dei conti pari a 62 miliardi, passata da un volume di 936 a 999 miliardi di euro (dati di Unimpresa).

Tornando al bail-in, la premessa era che la nuova procedura (nuova per l’Italia) avrebbe così delegato agli azionisti e ai correntisti il carico della risoluzione della crisi, e non più agli Stati, risparmiando tuttavia proprio i ‘covered deposit’, i conti correnti sotto i 100 mila euro. Fino a qualche giorno fa, quando la Banca centrale europea si è espressa con un parere sulla gestione delle crisi bancarie dell’Unione, proponendo l’introduzione di una sorta di pre-bail in, un periodo di tempo limitato che precede la vera e propria procedura, durante il quale i correntisti – in caso di dissesto finanziario annunciato della banca - potrebbero avere accesso limitato ai propri conti, non più garantiti entro la somma limite dei 100.000 euro.

L’aggiornamento con la nuova normativa che regola la procedura di bail-in è contenuta all’interno del testo firmato da Mario Draghi dal titolo “Opinione della Bce sulle modifiche al quadro di gestione delle crisi bancarie dell’Unione”, con la motivazione riportata di “concentrare tutti gli sforzi per prevenire il grave deterioramento del bilancio di un istituto di credito”.

Nel documento, datato 8 novembre, si legge che “l’autorità competente potrebbe consentire ai correntisti di prelevare una somma limitata su base giornaliera, da definire in proporzione al livello di protezione stabilito dalla direttiva sul sistema di garanzia dei depositi DGSD, prendendo in considerazione al contempo eventuali limiti tecnici e di liquidità”. A questo, la Bce aggiunge che saranno comunque previste misure di trasparenza per salvaguardare i diritti dei correntisti, come la comunicazione tempestiva e chiara dei tempi e modi di accesso ai depositi.

Una misura abbastanza forte, se dovesse passare, che rischia di tradursi in una corsa agli sportelli che stravolgerebbe l’attuale situazione dei conti correnti degli italiani. A detta di Marco Zanni, eurodeputato membro del gruppo Enl: “se non ci sarà opposizione da parte delle governo italiano e di Bankitalia, le norme sono destinate a diventare legge nel silenzio generale”.

È spontaneo chiedersi allora cosa in futuro preserverà i diritti di coloro che hanno ritenuto ricorrere al mezzo più semplice per salvaguardare i risparmi e se questo non sia un modo per indurre i risparmiatori a valutare altre forme di investimento. Quello che è importante fare, in questo momento, è evidentemente scegliere un istituto bancario solido che possa in qualche modo garantire la sicurezza dei nostri conti.

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A cura di: Paola Campanelli

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