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Conti correnti: la differenza tra costi fissi e variabili

23/09/2018

Conti correnti: la differenza tra costi fissi e variabili

Sempre più denaro arriva sui conti correnti, soluzione ormai indispensabile non solo per la gestione quotidiana delle transazioni, ma sempre più rifugio di risparmiatori che preferiscono non rischiare e ricorrere alla soluzione più facile per parcheggiare il denaro.

Ma quanto costa tenere un conto corrente e quali sono le spese da considerare al fine di valutare il suo costo finale?

La premessa, per chi non fosse soddisfatto del proprio conto, è che passare a una nuova banca ora è molto più semplice e “sicuro” rispetto a soli pochi anni fa, ed è anche gratis.

Come riportato nella nostra news "Portabilità dei conti correnti: tempi e costi", la legge obbliga le banche a rispettare tassativamente il termine di 12 giorni lavorativi entro i quali effettuare il trasferimento del conto da un istituto di credito all’altro, pena un indennizzo a carico dell’istituto di credito a partire da 40 euro, con un aumento proporzionale a seconda dei giorni di ritardo. La portabilità del conto è ammessa anche se il saldo è negativo, se sono attivi finanziamenti (ad esempio il mutuo) e se ci sono servizi accessori collegati al rapporto di conto (ad esempio una polizza assicurativa).

Altra cosa da sapere è che chi apre un conto corrente adesso gode di condizioni decisamente più convenienti rispetto a chi dispone ancora di un vecchio conto, vista la propensione delle banche ad agevolare i nuovi clienti e alla presa di posizione dei conti online, che hanno sbaragliato la concorrenza sul mercato del credito imponendo condizioni più favorevoli per i titolari.

Vediamo allora quali sono le voci di spesa da valutare, distinguendo tra spese fisse e spese variabili.

Le spese fisse di un conto corrente

Il canone annuo, le carte di pagamento, le imposte di bollo, le spese per l’invio delle comunicazioni al cliente se si tratta di un conto tradizionale, sono le principali spese fisse da corrispondere ogni mese. I conti online non prevedono buona parte di questi costi o consentono di abbatterli, proprio perché la gestione delegata al titolare consente di tagliare una buona parte dei costi che altrimenti dovrebbe sostenere la banca.

Le spese variabili

I costi variabili sono quelli, come dice l’espressione stessa, che cambiano a seconda delle operazioni effettuate e delle condizioni stabilite dalla banca. A definirli è l’operatività del conto, che può essere bassa con un totale di 20 movimenti l’anno tra versamenti di denaro, prelievi e pagamenti, media se le operazioni previste sono 60 e alta se arrivano a 150. L’operatività è invece personalizzata quando l’utente stabilisce il numero e la tipologia di operazioni più consoni all’utilizzo del suo conto corrente.

I principali costi da sostenere a seconda del tipo di conto corrente sono quelli per la registrazione sul conto di ogni operazione, l’imposta di bollo annuale, che ammonta a 34,20 euro per i conti il cui saldo medio in un anno è superiore ai 5.000 euro (non dovuta per i conti correnti intestati a persone fisiche quando il valore medio della giacenza risultasse negativo), i costi di spedizione dell’estratto conto cartaceo (nulli nel caso il conto sia online o la consultazione dei documenti avvenga in rete attraverso l’home banking).

Inoltre troviamo le spese di liquidazione periodica ogni volta che la banca calcola gli oneri e gli interessi e altri oneri in caso di scoperto.

Un altro costo quasi sempre presente è quello delle carte di pagamento, bancomat, carta di credito, libretto degli assegni: una componente variabile a seconda dell’istituto di credito e della tipologia del conto. Talvolta le banche le offrono a costo zero per il primo anno, specialmente quando i conti sono completamente digitali.

Come calcolare il costo effettivo di un conto corrente

Le banche sono tenute obbligatoriamente a comunicare al correntista, prima ancora dell’apertura del conto, l’ISC, l’indicatore sintetico di costo che evidenzia il costo complessivo in base alle spese e alle commissioni che possono essere addebitate nel corso dell’anno, senza considerare gli oneri fiscali e gli interessi.

Come è possibile leggere nella guida di ConfrontaConti.it dedicata a questo argomento, “il valore dell’ISC, ottenuto sommando i costi annuali, fissi e variabili, del conto corrente, modellati su sei profili tipo di utilizzo individuati dalla Banca d’Italia - giovani, famiglie con bassa, media ed elevata operatività, pensionati con bassa e media operatività -  consente di confrontare in modo immediato i costi dei diversi conti correnti offerti dalle banche”.

I costi di un conto corrente: i dati di Bankitalia

Le ultime rilevazioni sull’onerosità dei conti correnti risale al 2017 e registra per l’anno precedente una spesa media di 77,6 euro, in aumento di 1,1 euro rispetto al 2015. Sotto la lente dell’Istituto, 13.036 conti correnti bancari e 1.040 conti correnti postali: un’indagine storica, che ha incluso per la prima volta 836 conti online. Per questi la spesa media rilevata è nettamente inferiore rispetto a quella dei conti tradizionali e pari 14,7 euro, molto lontana dunque dal costo di un conto gestito in filiale.

L’aumento è arrivato a contrastare un andamento al ribasso che durava da 5 anni, durante il quale la spesa era calata del 3,4% annuo per una diminuzione complessiva di 14,6 euro (era pari a 91,1 euro nel 2010). A pesare sul costo dei conti ci sono le spese fisse: il canone base, pari in media a 28 euro, quello della carta di credito (6,7 euro in media) e le altre spese fisse riconducibili al costo di tenuta dei dossier titoli o di liquidazione periodica, pari a 9,3 euro.

Un esempio di costi di un conto online

Confrontare le offerte delle banche è la maniera sempre più facile per trovare la soluzione di conto più conveniente. Se supponiamo di essere un utente di 31 anni con saldo medio attivo di 5.000 euro, alla ricerca del migliore conto online per una frequenza di utilizzo media che include accredito di stipendio o pensione, ecco il meglio della rete al 20 di settembre.

Conto Webank non solo non prevede costi, ma offre anche un minimo guadagno di 2,22 euro mensili. Il Tasso a regime è dello 0,10% lordo, i costi fissi, di canone, bollo, carte, sono zero e così anche i costi variabili, oltre ai prelievi e ai pagamenti presso gli altri sportelli bancari. L’apertura del conto è solo online, mentre l’operatività può avvenire anche in banca.

Con il prelievo cardless il titolare di un conto corrente Webank può effettuare operazioni di prelievo contante presso gli sportelli automatici della Banca (BPM) avvalendosi dell'applicazione mobile Webank per tablet, smartphone o strumenti similari.

A costo zero anche il conto Hello! Money di Hello Bank che offre anche 0,37 centesimi di Interessi netti. Il tasso a regime è dello 0,01%, quello lordo arriva all’1,00% per giacenze da 25.000 a 100.000 euro. Bancomat, carta di credito, bonifici e prelievi da altre banche sono gratuiti. Per chi richiede l’apertura del conto entro il 27 settembre 2018, in regalo un Buono Amazon da 200 euro.

A cura di: Paola Campanelli

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