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Bancomat: pericoloso salasso scampato

Almeno per ora, il rischio salasso è sventato. Dopo una lunga gestazione, l’Antitrust ha negato il disco verde alla riforma messa a punto da Bancomat in merito a modalità e pricing dei prelievi tramite Atm, che avrebbe lasciato mano libera agli operatori nel fissare il costo dei prelievi.

16/12/2022
particolare di tastiera di un bancomat
Costo prelievi

Pericolo scampato, almeno per ora. A differenza delle attese, l’Antitrust ha bocciato il progetto di riforma degli Atm messo a punto due anni fa da Bancomat Spa, che puntava a riformare il sistema di remunerazione del prelievo contanti.

Il diniego

Nei mesi scorsi vi era stato un intenso dialogo tra le parti, il che aveva portato molti analisti a prevedere l’accensione del disco verde, che in realtà non c’è stata. All’opposto, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha ritenuto non accettabile la proposta, rilevando che il nuovo modello di remunerazione configura un’intesa anticoncorrenziale in relazione alle regole comunitarie e che Bancomat Spa non ha assolto all’onere probatorio che sullo stesso incombe, non avendo presentato elementi sufficienti a dimostrare la presenza delle quattro condizioni previste dalla norma.

Un lungo percorso

La storia ha inizio oltre due anni fa, nell’ottobre del 2020, quando Bancomat Spa ha messo a punto una riforma finalizzata a liberalizzare la remunerazione dei servizi di prelievo dei contanti dagli sportelli automatici. Il testo è passato sotto le forche caudine dell’autorità per la concorrenza, che ha chiesto una serie di modifiche per evitare il formarsi di un oligopolio e di un contesto poco trasparente per i clienti delle banche.

Il sistema attuale

La base di partenza è costituita dall’attuale sistema di remunerazione, che prevede una commissione interbancaria di 0,49 euro. Per ciascun prelievo effettuato, l’istituto che ha emesso la carta riconosce questa somma a quello proprietario dello sportello automatico, in cambio dell’utilizzo dell’impianto da parte di un suo (della prima) cliente. A sua volta la banca emittente, a ristoro dei propri costi, può applicare o meno una commissione al cliente per ogni prelievo in base alle proprie strategie commerciali.

Con la diffusione delle banche online una ventina di anni fa si è assistito prima a una limatura, poi alla cancellazione delle commissioni a carico dei clienti anche delle banche tradizionali, ma da qualche tempo si assiste a una parziale marcia indietro, con piccole somme richieste, soprattutto per i prelievi di importo contenuto (l’obiettivo è disincentivare un utilizzo molto frequente degli Atm altrui).

I contenuti della proposta bocciata

Se il nuovo modello avesse passato l’esame dell’Antitrust, non sarebbe stata più prevista la commissione interbancaria e ogni banca proprietaria dell’Atm avrebbe deciso in via autonoma il costo che i clienti delle altre banche dovranno sostenere per prelevare. Insomma, per ora niente liberalizzazione.

Bancomat Spa aveva previsto un tetto massimo per il costo di ogni prelievo nella misura di 1,5 euro: una somma tre volte superiore alla già citata commissione interbancaria odierna, motivata alla luce degli investimenti tecnologici necessari alle banche per offrire servizi evoluti ai propri clienti. Anche se fa specie constatare che la riforma avrebbe attribuito il ruolo di “finanziatori” ai non clienti della banca, che si limitano a utilizzare i suoi sportelli automatici per il prelievo dei contanti.

Va poi detto che l’Antitrust aveva già chiesto alle banche di applicare la stessa commissione in tutti i propri Atm lungo la Penisola, in città come nel piccolo paese di montagna, in modo da evitare extracosti nei territori con pochi sportelli automatici.

Occhio all’opacità dei nuovi

Restando nel campo, ma con riferimento agli Atm indipendenti, va segnalato un dossier curato dall’Unità di informazione finanziaria (Uif), l’organismo antiriciclaggio della Banca d’Italia, che solleva dubbi su queste infrastrutture. Un buco nella normativa di settore consente agli Atm indipendenti di prestare servizi finanziari senza sottostare agli obblighi di trasparenza previsti per le banche (questi chioschi sono infatti gestiti da società estere slegate dal circuito bancario). Per altro, in alcuni casi questi operatori sono registrati in Paesi offshore che sfuggono alle regole internazionali sul monitoraggio delle operazioni.

Attualmente ce ne sono un’ottantina in Italia e alcune indagini hanno fatto emergere il loro utilizzo per riciclare in Africa proventi generati da reati come frodi informatiche, contrabbando, sfruttamento della prostituzione, del traffico di armi, della droga e degli esseri umani. Una situazione che potrebbe portare presto a una nuova regolamentazione del settore.

A cura di: Luigi dell'Olio

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