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Inflazione in aumento: ecco le stime per il 2026 in Italia

I rincari di gas e petrolio continuano a spingere all'insù l'indice dei prezzi al consumo italiano. Il 2026 dovrebbe chiudersi con un tasso di inflazione del 3%, un dato nettamente più alto rispetto a quello contenuto nelle previsioni di inizio anno. Ecco le ultime novità sull'inflazione nel 2026.

05/05/2026
sacchetto con scritta inflazione e freccia in su
Inflazione al 3% nel 2026

⏰In 30 secondi:

  • Inflazione al 3%: stime 2026 riviste al rialzo per energia
  • Shock energetico: gas e petrolio spingono i prezzi
  • Rischio stagnazione: crescita debole e consumi in calo

Lo shock energetico continua a far sentire i propri effetti sui mercati internazionali e alimenta la crescita dell'inflazione. I costi elevati di petrolio e gas hanno un impatto non solo sul settore energetico, ma creano un effetto a cascata che coinvolge in modo più o meno diretto tutti i settori e in particolare quello dei trasporti, quello alimentare e dei servizi.

Peggiorano le previsioni sull'inflazione

Secondo le previsioni aggiornate di Oxford Economics, riportate da Borsa Italiana, il tasso di inflazione italiano per il 2026 sarà del 3%, con un picco del 3,5% previsto per il secondo trimestre.

Il dato aggiornato è peggiore sia rispetto a quello relativo alle previsioni di febbraio, precedenti rispetto all'inizio del conflitto in Iran, sia rispetto a quello di marzo. A febbraio, infatti, l'inflazione attesa era dell'1,7% annuo, mentre a marzo si prevedeva un'inflazione annua del 2,2%.

Queste previsioni, relative all'Italia, risultavano coerenti con il contesto europeo, con la BCE che aveva come obiettivo quello di mantenere l'inflazione attorno al 2% annuo a medio termine.

Lo scoppio della guerra in Iran ha cambiato completamente il quadro: la chiusura dei traffici di gas e petrolio nello stretto di Hormuz ha fatto salire rapidamente le quotazioni delle materie prime energetiche, scatenando una crisi che sta causando un peggioramento dell'andamento dell'indice dei prezzi al consumo. L'intensità e la durata di questo shock sui livelli dei prezzi sono difficili da prevedere con precisione e sono profondamente influenzati dal perdurare della crisi geopolitica in Medio Oriente.

Italia a rischio stagnazione

L'aumento dell'inflazione non è il solo dato economico negativo che interessa l'Italia. Le previsioni di Oxford Economics parlano infatti anche di un rischio stagnazione, con un tasso di crescita molto debole, soprattutto nel secondo e nel terzo trimestre dell'anno.

Alta inflazione e crescita economica quasi ferma deprimono i consumi e hanno un effetto negativo sui redditi reali, che si deprezzano a causa dell'aumento del costo della vita. Anche per questo motivo, la BCE ha deciso di non intervenire subito con una manovra monetaria restrittiva e, nella riunione di marzo, ha scelto di mantenere i tassi stabili.

Il timore della BCE è quello di deprimere ulteriormente i consumi e molti analisti ritengono che anche nella riunione di fine aprile la Banca Centrale Europea sceglierà di rinviare il rialzo dei tassi, nella speranza che lo shock energetico si riduca nelle prossime settimane.

Cosa fare con i prezzi in aumento?

Secondo gli analisti di Oxford Economics, l'inflazione avrà un impatto rilevante sui consumi ma più limitato sugli investimenti. In un contesto di inflazione in salita e quindi di perdita del potere d'acquisto, decidere con consapevolezza come orientare le proprie scelte di investimento diventa ancora più importante che in passato.

I conti deposito possono essere visti come una soluzione sicura e pratica a cui ricorrere per mettere al riparo i propri risparmi dagli effetti negativi dell'inflazione.

Dal momento che si tratta di un prodotto di risparmio remunerato, non ci si espone sui mercati e non si rischia di perdere il capitale depositato, ma si ottiene una remunerazione variabile a seconda del tipo di conto scelto (libero o vincolato) e della durata del deposito.

Attualmente i migliori conti deposito offrono un rendimento fino al 4% lordo nel caso dei conti deposito liberi e fino al 3,5% per quelli vincolati. Se si sta cercando una soluzione per annullare o compensare gli effetti negativi dell'inflazione, questo prodotto può rivelarsi indicato.

Non è detto poi che nei prossimi mesi i rendimenti non salgano: secondo le previsioni, la BCE dovrebbe intervenire aumentando il costo del denaro e questo potrebbe tradursi in un aumento anche dei tassi bancari.

Confrontare i rendimenti offerti dai migliori conti deposito consente di monitorare il mercato, di valutare la convenienza delle soluzioni disponibili e di adattare le proprie scelte di investimento di conseguenza, orientandosi verso depositi a breve o a medio termine a seconda dei casi.

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A cura di: Joseph Altamore

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