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Scatta il primo limite ai pagamenti in contanti

13/07/2020
Scatta il primo limite ai pagamenti in contanti

Non è la prima volta che il tentativo di porre un freno all’evasione fiscale e al riciclaggio del denaro sporco porta a rivedere verso il basso i limiti dei pagamenti in contanti. In passato, i vari Governi si sono succeduti abbassando e rialzando quel limite, fino al 2016 di Renzi che aveva stabilito la soglia dei 3.000 euro.

È invece della Legge di Bilancio 2019 il decreto 124, che ha stabilito l’abbassamento di quella soglia a 2.000 euro: solo il primo step di una “riforma” dei pagamenti in contanti che ha come obiettivo ultimo il primo gennaio 2022, quando il tetto massimo consentito del contante scenderà fino a 1.000 euro.

L’obiettivo del nuovo limite

L’impresa non è semplice e neanche esaustiva, se si pensa che l’obiettivo ultimo è favorire i pagamenti cashless e digitali, al semplice scopo di ridurre quanto più possibile il riciclo di denaro e l’evasione fiscale. Senza pretendere di essere la soluzione del problema, quello di eliminare quanto più possibile il contante è sicuramente il passo più importante da fare verso la lotta all’evasione.

Un tentativo che va in contrasto con l’affezione ormai riconosciuta degli italiani al contante, specialmente in alcune aree del Paese dove la smaterializzazione dei pagamenti fatica a imporsi.

Occhio anche alle transazioni tra parenti

Non sono ammessi pagamenti in denaro contante che superino la soglia consentita neanche tra familiari, anche se si trattasse di una donazione o di un prestito: anche in questo caso, per pagamenti oltre i 2.000 euro occorre ricorrere a un bonifico, un pagamento digitale o una carta. Nessun limite invece per i versamenti o i prelievi, e neanche per le somme detenute in casa.

Cosa rischia chi non rispetta la legge?

Le sanzioni stabilite a chi dovesse superare la soglia di contante consentita per i pagamenti variano a seconda dell’entità del pagamento, e possono partire da 3.000 euro e arrivare fino a 50.000 euro.

Secco il commento di Unimpresa, l’Unione Nazionale di Imprese, secondo la quale questo non sarebbe il momento migliore per introdurre dei tetti alle spese, visto che già i consumi sono in grave crisi. Oltretutto, aggiunge l’associazione, questo limite non costituisce un ostacolo ai piccoli pagamenti in nero, né può in qualche maniera combattere il riciclaggio di denaro.

Il contante e i conti correnti

La storica e culturale affezione degli italiani al contante, si è tradotta in questo momento di paure e crisi in un aumento straordinario del saldo medio dei conti correnti. Gli ultimi dati disponibili rilevati dall’Osservatorio di ConfrontaConti.it, il portale di comparazione che confronta le migliori offerte di conti correnti presenti sul mercato, ha rilevato a maggio un saldo medio con livelli record: 18.412 euro, contro i 15.859 euro della seconda metà del 2019 e questo la dice lunga sul timore a impiegare le proprie risorse in qualunque altro prodotto finanziario che non sia un canale al 100% sicuro e dove avere sempre disponibile le somme.

C’è tuttavia il problema dei costi, in quanto tenere fermi i soldi su un conto corrente ha spese che sono proporzionali alle somme depositate, e attualmente si fa fatica a trovare soluzioni anche online che garantiscano il tanto agognato costo zero dei conti. Non però se ci si affida a ConfrontaConti.it e alle sue migliori occasioni, magari richiedendo un preventivo personalizzato sulla base delle proprie esigenze di spesa e di utilizzo del conto.

Solo a titolo di esempio, con un saldo di 20.000 euro, la soluzione che consente di non pagare spese è Conto Webank di Webank.it la banca online del Gruppo Banco BPM.

In questo caso tutte le spese sono azzerate, e l’unico costo da sostenere è quello del bollo di 34,20 euro, previsto per legge per le somme superiori a 5.000 euro e bilanciato dagli interessi attivi per 13,32 euro (Tasso a regime 0,10% lordo).

Il conto si attiva online e si gestisce comodamente da remoto oppure direttamente in filiale.

A cura di: Paola Campanelli

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