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Si infittiscono i controlli sul conto corrente: nel mirino quelli dei congiunti

Il Fisco oggi può mappare giacenze medie, movimenti bancari, bonifici e prelievi nel tempo. L’obiettivo è individuare eventuali anomalie, come somme non giustificate, flussi in entrata o uscita incoerenti con i redditi dichiarati, oppure rapporti finanziari sospetti intestati a soggetti vicini al contribuente.

08/07/2025
controlli fisco
Controllo sui conti correnti: quando l'Agenzia delle Entrate può controllare anche quello dei famigliari?

Non più soltanto il conto corrente del contribuente sotto indagine. Ora anche quelli di familiari, conviventi o soci possono finire nel mirino dell’Agenzia delle Entrate. A stabilirlo è una recente ordinanza della Corte di Cassazione che, pur confermando i limiti all’azione dell’amministrazione finanziaria, ha anche riconosciuto la possibilità di allargare il perimetro dell’accertamento quando emergono indizi concreti di intestazioni fittizie o utilizzi anomali di conti bancari.

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Come possono avvenire le verifiche sul cc

Non si tratta di un via libera generalizzato. Le verifiche estese non scattano in automatico: è necessario che vi siano elementi oggettivi per ritenere che un conto apparentemente intestato a un terzo sia in realtà riconducibile al contribuente sotto esame. È il caso, ad esempio, di un familiare convivente su cui transita regolarmente parte del reddito dell’indagato o da cui partono bonifici sospetti. Alla base dei controlli c’è l’Anagrafe dei rapporti finanziari, un database gestito da Banca d’Italia e consultabile dall’Agenzia delle Entrate. Contiene le informazioni su conti correnti, depositi, titoli, carte di credito e operazioni finanziarie di ogni contribuente italiano.

Ogni banca, posta o istituto finanziario è obbligato a trasmettere periodicamente i dati relativi ai rapporti intrattenuti con i clienti.

Fino a che punto possono spingersi i controlli del Fisco

Il Fisco può così mappare giacenze medie, movimenti bancari, bonifici e prelievi nel tempo. L’obiettivo è individuare eventuali anomalie, come somme non giustificate, flussi in entrata o uscita incoerenti con i redditi dichiarati, oppure rapporti finanziari sospetti intestati a soggetti vicini al contribuente.

Quando possono essere controllati i conti dei congiunti

Se da questi incroci emergono movimenti anomali, il Fisco può decidere di estendere i controlli anche ai conti dei cosiddetti “soggetti collegati”: coniugi, figli, partner conviventi, ma anche soci o amministratori di società nel caso di indagini su imprese. Lo scopo è verificare se quei conti siano stati utilizzati per occultare redditi, spalmare flussi di denaro o eludere le imposte.

Cosa è chiamato a fare il contribuente

Secondo la Cassazione, l’estensione dell’indagine è legittima solo se esiste una “presunzione qualificata”, ovvero se si può ragionevolmente ritenere che quei rapporti bancari servano per commettere un illecito fiscale. Non basta la semplice parentela o coabitazione: serve un collegamento concreto con i fatti oggetto dell’accertamento.

Una volta avviato il procedimento, spetta al contribuente l’onere di dimostrare la liceità delle operazioni compiute. Questo principio vale anche quando il conto controllato è formalmente intestato a un terzo, ma si sospetta che sia usato dal soggetto sotto esame. In pratica, occorre giustificare ogni operazione, con ricevute, contratti, estratti conti o altra documentazione utile.

È qui che entra in gioco la presunzione legale: per il Fisco, ogni versamento non giustificato è potenzialmente un reddito non dichiarato. Il contribuente può ribaltare questa presunzione solo fornendo prove solide e coerenti.

Le sanzioni in caso di irregolarità

Se il contribuente non riesce a dimostrare la legittimità delle operazioni, il rischio è doppio: da un lato l’accertamento di un maggior reddito imponibile, con l’obbligo di pagare le imposte evase e le relative sanzioni; dall’altro l’eventuale segnalazione all’autorità giudiziaria, se l’evasione è di entità rilevante o vi sono ipotesi di reato fiscale.

Le sanzioni possono arrivare fino al 240% dell’imposta evasa, in caso di accertamenti definitivi. Nei casi più gravi, quando si superano le soglie di punibilità penale, può scattare anche l’azione penale per dichiarazione infedele o occultamento di redditi.

Come tutelarsi da controlli abusivi

Il consiglio degli esperti è semplice: tenere sempre tracciata l’origine del denaro e conservarne la documentazione. Se si gestiscono somme per conto di terzi – familiari, figli, genitori – è opportuno specificarlo con atti scritti o dichiarazioni, per non rischiare che un versamento appaia ingiustificato.

In caso di accertamento, rivolgersi subito a un commercialista o a un avvocato tributarista può aiutare a evitare errori nella fase iniziale, spesso decisiva per orientare l’esito del controllo.

Familiari e conviventi finiscono dunque sotto osservazione non perché colpevoli per principio, ma perché in alcuni casi potrebbero essere strumenti – anche inconsapevoli – per aggirare le regole fiscali. La nuova ordinanza rafforza la capacità di indagine dell’Agenzia delle Entrate, ma ne conferma anche i limiti e le garanzie: senza presupposti, nessun conto può essere passato al setaccio.

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A cura di: Luigi Dell'Olio

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