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Bad Bank: una via d’uscita alle sofferenze bancarie

18/02/2015

Bad Bank: una via d’uscita alle sofferenze bancarie

Si riparla di Bad Bank. Il progetto di una banca italiana creata appositamente per gestire i crediti in sofferenza sembra essere prossimo a diventare realtà. Così ha fatto intendere il Ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, che si sta orientando all’esempio europeo, in particolare al caso della Spagna e alla exit strategy di Sareb.

Il documento, in teoria, è già pronto per essere sottoposto al vaglio dell’UE. Si tratta di un’azione volta a sanare ben 181 miliardi di sofferenze bancarie: un indicatore, oltre che una cifra impressionante, della difficoltà di molti italiani a restituire il prestito acceso tramite piano di ammortamento. E’ per questo che, ad oggi, ci sono stati molti freni da parte degli istituti di credito all’erogazione di mutui. E’ vero che oggi la parabola è tornata ascendente, presupponendo una crescita della domanda e dell’offerta di finanziamenti di medio-lungo periodo, ma è altrettanto vero che il debito resta e che va necessariamente colmato.

Ecco perché sono scesi in campo Banca d'Italia ed il Governo: la situazione legata ai mutui e, in maniera più ampia, ai Npl (non performing loans) posseduti dagli istituti italiani deve essere rapidamente risolta. Nell’ipotesi cuore del progetto, la manovra dovrebbe essere veicolata da Sga, società di gestione già attiva nel 1997 nell’operazione di risanamento del Banco di Napoli.

Si ventila l’ipotesi di un’acquisizione da parte del Ministero dell’Economia per 600.000 euro, con una successiva ricapitalizzazione che, grazie agli investimenti di istituti di credito, Stato, Cdp e Bankitalia, ne porterebbero il valore complessivo a 3 miliardi di euro. A quel punto, sarebbe possibile finanziare l'acquisto delle sofferenze verso le imprese, anche attraverso l’emissione di titoli obbligazionari con garanzia statale, purché maggiori del valore nominale di 500 mila euro.

Al momento non è stato ancora sciolto il nodo sul possibile assetto proprietario, anche se due sembrano essere gli scenari più plausibili: da un lato una partecipazione pubblica del 49%, con un 19% delle banche e un 32% detenuto da investitori privati. Il che eviterebbe un’eventuale ricaduta delle passività nel debito pubblico.

La seconda alternativa prevede invece una partecipazione pubblica all'81% e il 19% alle banche, eliminando quindi la presenza nel piano di investitori privati. In questo caso però il rischio è che si abbiano ripercussioni sul debito pubblico. 

Al momento si tratta solo di indiscrezioni ed anticipazioni diffuse dai media. La bozza del piano però è già stata formulata ed è inserita nel documento 'Nuovo credito per la crescita'.
A questo punto l’ultima parola spetta all’Unione Europea e alla Bce, chiamate in causa per valutare l’efficacia del provvedimento.

A cura di: Alessia De Falco

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