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Conti correnti: le istruzioni per non farsi bacchettare dal fisco

02/01/2017

Niente può più sfuggire all’occhio implacabile del fisco. I nostri conti correnti, ad esempio, che fin dallo scorso marzo sono sotto la lente di banche, poste e operatori finanziari grazie a un enorme database che contiene dati su conti, carte di credito e di debito, IBAN, prodotti finanziari, assicurazioni, abbonamenti e che registra e incrocia ogni movimento bancario e di spesa, passandolo all’Agenzia delle Entrate, incaricata a sua volta di stanare il nero e punire gli evasori.

Secondo il Centro Studi di Confindustria e la sua analisi inclusa nel Country Report della Commissione Europea, gli italiani hanno evaso il fisco nel 2015 per un volume di denaro pari a circa 122,2 miliardi di euro: tradotto in Prodotto Interno Lordo, una percentuale equivalente al 7,5%. Ed è proprio grazie a questo nuovo metodo di incrocio dei dati che confluiscono nel database del fisco, che solo nel 2015 si sono recuperati dall’evasione fiscale ben 14,9 miliardi di euro.

Ma esiste il modo per evitare di incorrere in errori ed essere preda dei controlli del fisco?

Innanzitutto occorre informarsi sulle nuove regole finanziarie introdotte dalla Legge di Stabilità sui conti correnti. Le norme sulla tracciabilità dei pagamenti stabiliti all’inizio del 2016 fissavano il limite di utilizzo del contante a 3.000 euro, ma lo stesso limite non valeva nei rapporti con la banca, tanto che il correntista può prelevare la somma desiderata senza che lo sportellista possa opporsi. Tuttavia il prelievo deve essere giustificato e l’utilizzo legittimo del denaro deve essere dimostrabile nel momento in cui il fisco decidesse di fare un controllo.

Così come trattato in Stop ai prelievi di contanti oltre i 1.000 euro, il decreto legge n. 193/2016 stabilisce solo per le categorie degli imprenditori che i prelievi giornalieri superiori ai 1.000 euro o ai 5.000 euro mensili possono essere oggetto di accertamento fiscale se non giustificati.

Altra situazione che occorre monitorare è lo scambio di denaro tra familiari. Come abbiamo trattato in Bonifico a un familiare: si rischia il blocco del conto, quando si effettua un bonifico verso un proprio familiare è bene giustificarlo, pena il controllo dell'Agenzia delle Entrate che potrebbe mettere in atto la procedura di presunta evasione fiscale con blocco del conto corrente e sequestro dei soldi depositati. Secondo la sentenza n. 25451/2016 del 20 giugno 2016 emessa dalla Corte di Cassazione “Le movimentazioni bancarie, fra cui le cessioni ai familiari, se non giustificate da documentazione o da valide ragioni, legittimano il sequestro sui beni del presunto evasore fiscale”, spostando l’onere della prova sul titolare del conto, a cui spetta motivare le ragioni del trasferimento del denaro da un conto a quello del suo famigliare.

Per non incorrere in problemi con il fisco la buona norma è quindi quella di regolare i pagamenti che prevedono grosse cifre di denaro non in contanti ma con strumenti tracciabili, ad esempio il bonifico bancario, evitando così di prelevare somme di denaro alte e comunque conservare sempre la documentazione relativa a ogni impiego di quelle cifre, così da esibirla in caso di controllo.

Differente la situazione relativa alle carte di credito e di debito e alle cassette di sicurezza, visto che questi strumenti non sono oggetto di controllo ma possono essere utilizzati solo per le analisi di rischio, al fine di valutare il profilo di rischiosità di un contribuente in termini di evasione fiscale.

In tema di conti correnti è bene ricordare che una giusta scelta è fondamentale per una altrettanto corretta gestione dei movimenti. A questo scopo può essere prezioso il ricorso al portale di comparazione ConfrontaConti.it, dove tra le altre cose è possibile individuare il conto più conveniente per ogni esigenza di risparmio. In pochi, semplici click.

A cura di: Paola Campanelli
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