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Fisco: i controlli sul conto corrente dei contribuenti

18/01/2018

Dallo scorso 31 marzo, data di nascita dell’Anagrafe Tributaria, banche, poste e istituti finanziari hanno avuto l’obbligo di trasmettere una mole enorme di dati per il controllo dei conti. Giusto per avere un’idea della quantità di informazioni, stiamo parlando di 500 milioni di dati sensibili sui conti correnti e ogni altro tipo di rapporto finanziario in essere dei contribuenti.

Se da un lato una manovra di questo tipo rappresenta una svolta nella lotta all’evasione, va detto che si sono verificati nel tempo spiacevoli problemi per i piccoli contribuenti, abituati a movimenti di modesto importo, come regali a parenti ed amici, che in passato non si era tenuti a giustificare e che oggi rischiano di costituire oggetto di analisi per l’Agenzia delle Entrate. 

Ne avevamo parlato nella news "Prelevare e versare contanti sul conto corrente: istruzioni per non incorrere in sanzioni", spiegando le regole per versare e prelevare denaro contante dai conti correnti.

Cosa controlla realmente il Fisco

La premessa, quando si parla dei controlli del Fisco, è che le verifiche preventive ed indiscriminate sono vietate; vi sono in ogni caso alcuni limiti per l’Agenzia delle Entrate sulla tipologia di controlli e sugli accertamenti da fare. Il consiglio per i contribuenti è di evitare operazioni sospette o di documentare, anche a distanza di anni, quelle operazioni e quei flussi di denaro movimentati con cadenza regolare. Di seguito alcune specifiche per differenti categorie di contribuenti.

Controlli su lavoratori dipendenti e disoccupati

I controlli del Fisco in questo caso riguardano soltanto i versamenti in contanti e i bonifici bancari. Restano esclusi i prelievi di soldi effettuati allo sportello o al Bancomat. Meritano un discorso specifico i bonifici ricevuti da familiari: in questo caso, se il parente è convinvente o affine, l’Agenzia delle Entrate non chiede giustificazioni per la movimentazione di denaro, in quanto la considera una liberalità tra consanguinei.

Se invece il bonifico arriva da un parente alla lontana o un estraneo, il contribuente è tenuto a motivare la ragione di tale pagamento. Per quanto concerne i versamenti di contante, fino a cinque anni dopo, il contribuente è tenuto a spiegare la motivazione della disponibilità di tale denaro.

Controlli professionisti e imprenditori

Nel caso dei professionisti la giurisprudenza segue due orientamenti diversi. Il primo, supportato dalle sentenze della Cassazione nn. 23041/15, 16440/16 e 12779/16 ritiene che non debbano essere effettuati controlli su prelievi e versamenti di contanti sul conto corrente, mentre devono essere controllati i bonifici. Nel secondo orientamento, con riferimento alla  sentenza della Cassazione 19806/2017 il contribuente è tenuto a dimostrare l’origine della somma versata in caso di richiesta di chiarimenti da parte del Fisco. 

Per gli imprenditori vige il controllo sui versamenti di contanti e sui bonifici ricevuti, mentre i prelievi devono trovare una conferma analitica e puntuale nella contabilità. Dove ciò non accada, si suppone che il prelievo sia rivolto all’evasione e che debba dunque essere tassato. Vi è per legge un minimo margine di manovra, per cui non scatta l’accertamento se il prelievo non supera mille euro al giorno e comunque non oltre 5 mila euro in un mese.

La comparazione su ConfrontaConti.it

Vi ricordiamo che prelievi e bonifici spesso rappresentano una spesa legata al proprio conto. Il consiglio di ConfrontaConti.it è di analizzare, anche attraverso le comparazione, i prodotti sul mercato e i costi ad essi correlati. Inoltre, nelle sezioni migliori conti correnti e migliori conti deposito, è possibile avere una panoramica aggiornata quotidianamente delle offerte più convenienti.

A cura di: Alessia De Falco

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