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Niente più sanzioni per chi non accetta i pagamenti con il POS

25/06/2018

Niente più sanzioni per chi non accetta i pagamenti con il POS

La diffusione negli ultimi anni delle carte di debito e di credito ha fatto sì che l’esecutivo disciplinasse l’utilizzo e l’obbligo dei POS (Point Of Sale), i terminali che consentono agli esercenti di accettare il pagamento con la moneta di plastica. 

È di pochi giorni fa tuttavia una notizia che potrebbe disincentivare il loro utilizzo, visto che il Consiglio di Stato ha bloccato le sanzioni per i commercianti e i professionisti che non accetteranno i versamenti con carta.

Il provvedimento bocciato dall’Ordine supremo faceva riferimento all’articolo 693 del Codice penale, secondo cui “chiunque rifiuta di ricevere, per il loro valore, monete aventi corso legale nello Stato, è punito con la sanzione amministrativa fino a trenta euro”.

Colpa del vuoto legislativo

L’introduzione dell’obbligo di possedere i POS per chi vende prodotti o presta servizi non prevedeva all’inizio alcuna sanzione in caso di mancata installazione o accettazione del pagamento. In realtà una sanzione sarebbe dovuta entrare in vigore dal primo febbraio 2016, per via del decreto attuativo previsto dalla legge di Stabilità 2016 (legge 208/2015) che contestualmente aveva ridotto a 5 euro l’importo da cui accettare i pagamenti tracciabili. Per colmare il vuoto legislativo, è stato ripescato l’articolo 693, adattandolo per analogia alla moneta di plastica.

Tuttavia questo assetto, secondo il parere del Consiglio di Stato, non è condivisibile. A tal proposito i giudici amministrativi prospettano anche una soluzione: la nuova sanzione va “ricercata all’interno dell’ordinamento giuridico che disciplina le attività commerciali e professionali”.

POS poco utilizzati

L’ultima relazione annuale di Bankitalia spiega che attualmente sono quasi 2,5 milioni gli apparecchi installati. La cifra è superiore a quella di Regno Unito (2,1 milioni), Spagna (1,5 milioni), Francia (1,5 milioni) e Germania (1,1 milioni), ma il vero problema è che le operazioni italiane per terminale sono appena 1.373 all’anno. Il divario con alcuni Paesi europei è eclatante, visto che in Olanda le strisciate di carte sono quasi 14 mila ogni 12 mesi mentre sono addirittura più di 6 mila nelle sole città di Londra e Parigi.

Il problema dei costi alti

Il punto dolente sostenuto da chi non si è ancora adeguato all’introduzione del POS riguarda le commissioni chieste dalle banche sulle transazioni. In Italia sono infatti troppo alte, visto che superano quelle di Germania e Francia, e lo sono soprattutto per i piccoli negozianti che hanno meno potere contrattuale con gli intermediari rispetto alle imprese della grande distribuzione.

Ricordiamo che il costo di un POS può variare da un minimo di 25-60 euro l’anno a un massimo di 120-180 euro, a secondo dell’apparecchiatura scelta, in più ci sono i costi variabili che dipendono dal numero delle operazioni.

In futuro minori commissioni sui pagamenti elettronici

Il merito di questo è da imputare alle disposizioni europee contenute nel PSD 2 - Payment Services Directive e IFR - Interchange Fees Regulation, di cui avevamo parlato nella news "Pagamenti digitali: le novità per il 2018". Si passerà dall’attuale media dello 0,50% a un tetto dello 0,20% del valore della transazione per carte di debito e prepagate, e da una media dello 0,70% a un tetto dello 0,30% per le carte di credito.

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A cura di: Paola Campanelli

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