ABI contraria all'obbligo generalizzato di aprire un conto corrente e al divieto di chiusura con saldi attivi
L'ABI ha espresso il suo parere contrario rispetto al DDL sul conto corrente attualmente in fase di approvazione definitiva al Senato. La proposta di legge introduce nuovi obblighi a carico delle banche relativamente al processo di apertura e di chiusura dei conti correnti.
⏰ In 30 secondi:
- ABI critica l'obbligo di apertura dei conti previsto dal DDL ora al Senato.
- Secondo l'Associazione limita la libertà d'impresa e crea criticità normative.
- Dubbi anche sul divieto di chiudere conti attivi e sui rischi antiriciclaggio.
Secondo l'ABI, il disegno di legge sui conti correnti presenta diversi aspetti critici e, in audizione al Senato, ha espresso i suoi rilievi. In quella stessa occasione, si è parlato di altri due disegni di legge riguardanti i conti correnti.
Obbligo di apertura dei conti correnti da parte delle banche: le novità
Il Senato sta lavorando al DDL conti correnti (provvedimento S.1595), approvato all'unanimità dalla Camera lo scorso anno. Il disegno di legge prevede due importanti cambiamenti:
- Le banche non potranno rifiutare l'apertura di un conto corrente a chi ne fa richiesta, a meno che non ci siano violazioni della normativa antiriciclaggio o antiterrorismo;
- Le banche non potranno chiudere anticipatamente un rapporto di conto corrente se il conto ha saldo attivo.
Il testo del DDL prevede inoltre che, in caso di rifiuto dell'apertura del conto, la banca debba fornire al cliente una motivazione scritta entro 10 giorni.
I rilievi dell'ABI al DDL conti correnti
Per l'Associazione Bancaria Italiana, il provvedimento in discussione al Senato presenta diversi profili problematici.
Innanzitutto, secondo l'ABI il DDL viola il principio di libera iniziativa economica stabilito dall'articolo 41 della Costituzione. Dal momento che le banche sono soggetti privati, l'obbligo a contrarre stabilito dal testo del disegno di legge rischia di contrarre i diritti propri dell'attività d'impresa. Con l'approvazione del DDL, le banche finirebbero a svolgere una sorta di funzione pubblicistica che secondo l'ABI contrasta con i principi costituzionali. Su questo stesso punto si è già espressa la Commissione affari costituzionali della Camera, che però ha concluso che il DDL non presenta profili di incostituzionalità.
Dal momento che le banche sono obbligate a contrarre, poi, non possono applicare i criteri di valutazione della clientela stabiliti a livello normativo. Questo aspetto, oltre a creare delle problematiche giuridiche, può finire anche con il compromettere il rapporto fiduciario tra banca e cliente, alla base del rapporto di conto corrente.
Un altro aspetto criticato dall'ABI è relativo all'obbligo, previsto dal DDL conti correnti, di comunicare il rifiuto della richiesta di apertura del conto corrente. Dal momento che la richiesta di apertura del conto può essere rifiutata solo a causa di una violazione della normativa su antiriciclaggio e terrorismo, il rischio per le banche è quello di violare il divieto di comunicazione in caso di avvio di indagini antiriciclaggio.
Tra gli aspetti criticati ce n'è anche uno riguardante i limiti di applicazione della norma: l'attuale testo del DDL parla di obbligo a carico delle banche, di fatto escludendo le realtà fornitrici di servizi finanziari.
L'ABI ritiene problematico anche il fatto che il DDL imponga l'obbligo di apertura dei conti correnti e il divieto di chiusura di quelli con saldo attivo solo a livello nazionale. Questa previsione normativa rischia di essere in contrasto con il quadro regolatorio europeo.
Infine, l'ABI ha espresso perplessità anche relativamente all'obbligo di apertura dei conti correnti a professionisti e imprese. Secondo l'Associazione, mentre per le persone fisiche garantire l'accesso generalizzato al conto corrente può rispondere all'esigenza di favorire l'inclusione finanziaria, nel caso di professionisti e imprese va tenuto conto di aspetti ulteriori, legati al rischio dell'attività svolta, all'operatività del soggetto e agli obblighi di controllo imposti a livello normativo.
Gli interventi dell'ABI sui DDL che vietano l'uso di conti cointestati per l'accredito dello stipendio
Nel corso dell'audizione, l'Associazione ha anche espresso la propria opinione su altri due disegni di legge riguardanti i conti correnti: i DDL S.763 e S.1937, che prevedono l'obbligo che lo stipendio sia accreditato sul conto corrente intestato al lavoratore, escludendo i conti cointestati.
L'ABI condivide l'obiettivo di questi provvedimenti di rafforzare l'autonomia economica delle persone e di contrastare il gender gap. L'Associazione sottolinea comunque che l'uso dei conti cointestati è spesso frutto di una scelta consapevole, fatta a seguito di un confronto dei migliori conti correnti e dettata dalla convenienza di questa soluzione, e non sempre nascondono situazioni di dipendenza economica.