BOT e BTP: come inserirli nella dichiarazione dei redditi
Quando si sottoscrive un titolo di Stato si può avere il dubbio di come vada trattato in sede di dichiarazione dei redditi. La normativa è molto chiara: nella maggior parte dei casi non è necessario dichiararli, ma ci sono un paio di eccezioni a cui prestare attenzione.
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- BOT e BTP di norma non vanno dichiarati se gestiti da banche italiane come sostituti.
- La dichiarazione serve solo in casi particolari, come conti esteri o minusvalenze.
- I titoli di Stato mantengono la tassazione agevolata al 12,5% e altri benefici fiscali.
Chi investe in BOT e BTP ottiene delle cedole periodiche e, a scadenza, il rimborso del capitale investito. Spesso, se si conserva il titolo fino alla sua scadenza naturale è anche previsto un premio finale aggiuntivo, liquidato insieme al capitale. Dal momento che si ottengono degli interessi e dei proventi dall'investimento, è lecito chiedersi se questi vanno inseriti in dichiarazione dei redditi e come comportarsi per non commettere errori.
I titoli di Stato vanno indicati in dichiarazione dei redditi?
Nella maggior parte dei casi non è necessario indicare esplicitamente nella dichiarazione dei redditi i proventi ottenuti dagli investimenti fatti in BOT, BTP o altri titoli di Stato.
Se si acquistano e si conservano i titoli di Stato in un conto titoli aperto presso una banca o un intermediario finanziario italiano, infatti, questi operano come sostituti d'imposta. Quando vengono accreditate le cedole, l'intermediario trattiene la ritenuta prevista dalla normativa (che per i titoli di Stato è pari al 12,5%) e la versa all'Erario per conto del contribuente.
Gli interessi ricevuti con le cedole sono quindi netti e la ritenuta viene trattenuta e versata alla fonte, senza che il contribuente debba preoccuparsi di dichiarare quanto ricevuto.
Questo meccanismo è valido per tutti i titoli di Stato, compresi i BTP Italia Sì emessi per la prima volta a giugno, e opera quando vengono accreditati gli interessi, quando viene corrisposto l'extra premio finale o quando si registra una plusvalenza in caso di vendita anticipata del titolo.
Le eccezioni da conoscere
Ci sono due casi in cui spetta al contribuente indicare in dichiarazione le operazioni relative al possesso dei titoli di Stato, in modo da calcolare correttamente quanto dovuto al Fisco.
La prima eccezione è costituita dal possesso dei titoli di Stato presso un intermediario non residente o un istituto finanziario estero. In questo caso, l'intermediario non fa da sostituto d'imposta e gli interessi ricevuti nelle cedole o le eventuali plusvalenze vanno indicate nel modello 730 o nel modello Redditi Persone Fisiche.
Le aree del modello da compilare sono il quadro RM, relativo a redditi soggetti a tassazione separata e a imposta sostitutiva, o il quadro RW, riguardante il monitoraggio degli investimenti e delle attività finanziarie all'estero.
La seconda eccezione è invece rappresentata dalle minusvalenze registrate in caso di vendita del titolo. Questa circostanza è valida sia che si possiedano BOT e BTP presso una banca italiana sia che ci si sia affidati a un istituto estero.
Se si sceglie di vendere il titolo anticipatamente sul mercato secondario ricavando meno del valore nominale dello stesso, se si opera in regime dichiarativo la minusvalenza va indicata in dichiarazione e potrà essere usata in compensazione di eventuali plusvalenze successive, nell'arco di quattro anni. Se si opera in regime amministrato, invece, l'intermediario gestisce anche questi aspetti.
I rendimenti dei titoli di Stato a confronto
Se si sta valutando l'idea di sottoscrivere un titolo di Stato è importante verificare diversi aspetti dell'operazione. Innanzitutto, ai fini dichiarativi, è essenziale controllare se è prevista o meno la ritenuta alla fonte. Inoltre, è bene controllare il rendimento offerto e le condizioni di sottoscrizione.
In genere i titoli di Stato richiedono un impegno pluriennale, ad esempio 5, 7 o 8 anni. Bisogna tenere conto che di solito è chiesto un investimento minimo di 1.000 euro e che l'accredito delle cedole è periodico (trimestrale o semestrale).
Il tasso di interesse riconosciuto nella maggior parte dei casi è fisso, ma non sempre rimane costante nel tempo. Le ultime emissioni dei BTP Valore, ad esempio, prevedevano un meccanismo di step-up, con rendimenti che andavano a salire. In altri casi, come per i nuovi BTP Italia Sì, il tasso di interesse non è fisso, ma è indicizzato all'inflazione e prevede solo una quota minima garantita.
Nel valutare la convenienza di investire in titoli di Stato è necessario tenere conto anche del fatto che questi prodotti godono di un trattamento fiscale favorevole: l'aliquota della ritenuta è ridotta al 12,5%, è prevista l'esenzione di questi titoli dall'imposta di successione e non vengono inclusi nel calcolo dell'ISEE fino a un valore di 50.000 euro.
Prima di investire è anche utile considerare delle opzioni di investimento alternative. Tra queste ci sono sicuramente i conti deposito, che godono della garanzia del Fondo interbancario di tutela dei depositi, e che offrono una maggiore flessibilità in termini di remunerazione, durata dell'investimento e vincoli al deposito.
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