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Conti deposito, come scegliere quello più conveniente

Il rendimento è sicuramente tra i criteri più importanti nella scelta di un conto deposito, ma non dovrebbe essere l'unico. Vi sono, infatti, altre variabili che andrebbero calibrate con grande attenzione prima di una decisione che risulti consapevole.

31/01/2024
scritta deposit su vasetto con monete
Scelta di un conto deposito

Con un conto deposito si ha poco meno del 5% annuo sia che si scelga una scadenza breve, come i 12 mesi, sia che si opti per una più lunga, come 36 o 60 mesi. Uno sguardo alle offerte presenti su ConfrontaConti.it fa emergere due aspetti, il primo relativo all’appiattimento della curva (che si spiega con la previsione di tagli ai tassi ufficiali da parte della Banca Centrale Europea nei prossimi trimestri) e l'altro relativo al fatto che le offerte nella fascia più alta di rendimento si sono fatte più numerose, a fronte di poche offerte che spiccano rispetto alle altre. Il che evidenzia più del solito l’importanza di considerare anche altre voci oltre al rendimento promesso.

Le caratteristiche dello strumento

Cominciamo col dire che il conto deposito può essere attivato gratuitamente da chiunque abbia già un conto corrente, al quale va agganciato. Da quest’ultimo si differenzia perché consente un’operatività limitata (ad esempio non sono ammessi fidi). Il conto deposito può essere di due tipi: libero, con la possibilità di prelevare o versare denaro senza alcuna limitazione di tempo e di importo; vincolato, con l’impegno a non toccare la somma investita per un arco di tempo che di solito può andare da dodici a sessanta mesi (anche se di recente sono apparse sul mercato soluzioni che arrivano a dieci anni e anche oltre). Per questa ragione il conto vincolato offre rendimenti maggiori rispetto a quello libero. In alcuni casi gli interessi maturano periodicamente, mentre altre offerte prevedono la corresponsione in un’unica soluzione alla fine del periodo d’investimento.

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Rendimenti a confronto con gli altri investimenti

Tutti i conti deposito sono soggetti all’aliquota fiscale del 26%, che è quella ordinaria, alla quale si sottraggono solo i Titoli di Stato (e strumenti equiparati), che invece godono dell’aliquota agevolata al 12,5%. Dunque, se un conto offre il 5% lordo annuo, al netto il sottoscrittore guadagna il 3,7%. Se il rendimento è del 4%, in tasca si mette il 2,96%.

Per fare un confronto, attualmente un BoT a dodici mesi rende all’incirca il 3,4% al lordo, il 2,97% al netto. Mentre il conto corrente rende zero o poco più. Rispetto ai Titoli di Stato, nel caso del conto deposito occorre tuttavia considerare il rischio che la banca depositaria finisca in default. Il Fondo di Tutela dei Depositi garantisce i depositanti fino a 100 mila euro, ma potrebbero volerci diverse settimane per ottenere il dovuto. Ragion per cui può aiutare nella decisione una valutazione sulla qualità dell’emittente. Ci sono diverse agenzie di rating che pubblicano analisi periodiche sulla robustezza degli istituti di credito e questo può aiutare a orientarsi, sebbene occorra sempre considerare che le valutazioni sono delle retrospettive, necessariamente relative ai bilanci già pubblicati, mentre non possono riguardare le prospettive – anche vicine – delle aziende interessate. Quanto allo Stato italiano, nonostante sia considerato meno affidabile di altri (ad esempio Francia, Germania e Stati Uniti), resta comunque un emittente sovrano occidentale.

Tornando ai conti deposito, per le somme sopra i 100 mila euro non esistono garanzie pubbliche, ma l’esperienza dice che i fallimenti bancari chiamano in causa in primo luogo gli azionisti, quindi i titolari di obbligazioni subordinate, gli obbligazionisti tradizionali e, solo laddove non dovessero essere stati soddisfatti tutti i diritti dei crediti, ci si rivolge ai depositanti.

Un altro aspetto importante per orientarsi tra le varie offerte di mercato riguarda le condizioni e i vincoli previsti. Sul primo fronte, in alcune offerte i tassi più alti sono assicurati solo per un numero limitato di mesi, dopo di che il rendimento scende. Quanto ai vincoli, è fondamentale verificare l’entità delle penali in caso di riscatto anticipato: nel caso delle opzioni vincolate, infatti, questa scelta potrebbe portare ad azzerare, o quasi, il rendimento finale.

Infine, vi sono alcune banche che si fanno carico dell’imposta patrimoniale del 2 per mille sull’investimento complessivo e altre che invece lasciano l’onere in capo al sottoscrittore.

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A cura di: Luigi dell'Olio

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