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Dall’Isee al quoziente familiare: cosa cambia per gli italiani

A partire da luglio, l'Isee sarà prioritariamente precompilata e richiedibile sul sito dell'Inps, salvo la possibilità di richiedere quella ordinaria. Si tratta del primo passo di una riforma il cui approdo consisterà nell'adozione del quoziente familiare.

09/01/2023
uomo fa calcoli con scontrini e monete
Isee e quoziente familiare

Nelle intenzioni del governo Meloni, in molti ambiti della vita sociale l’Isee (Indicatore della situazione economica equivalente) dovrà essere sostituito dal quoziente familiare, con l’obiettivo di favorire i nuclei numerosi e in maggiore difficoltà dal punto di vista economico, soprattutto ora che si prospetta una nuova recessione.

Intanto la manovra di Bilancio ha fissato una prima novità. A partire da luglio la dichiarazione sostitutiva sarà in via prioritaria precompilata e richiedibile sul sito dell'Inps, fatta salva la possibilità di richiedere quella ordinaria.

Il sistema attuale

L’Isee è un indice che esprime la capacità di reddito di un nucleo familiare, includendovi una quota del patrimonio mobiliare e immobiliare (investimenti finanziari, case, automobili e così via). Il dato finale pesa il primo componente 1, il secondo secondo 0,57, il terzo (che corrisponde al primo figlio) 0,47, il quarto (che corrisponde al secondo figlio) 0,42 e così via per premiare le famiglie numerose.

Quest’ultimo concetto esce rafforzato dal sistema familiare, che stabilisce le aliquote d'imposta in base al numero e alla condizione (disabilità, età, grado di parentela) dei componenti del nucleo familiare.

Verso la riforma

Detto dello schema di massima, cerchiamo di capire quale potrebbe essere il modello adottato in Italia. Nelle ultime settimane si è parlato molto del quoziente familiare alla francese, nel quale a ogni componente del nucleo viene attribuito un valore. Il reddito complessivo viene diviso per questo valore e a quel punto si applica l’aliquota corrispondente in base alle quote. Fra le variabili considerate, il fatto di essere sposati, celibi, divorziati o vedovi (con i primi che hanno un coefficiente più alto) tenendo poi conto se ci sono o meno minori a carico, con quote maggiorate in caso di presenza di disabili.

Il vice-ministro dell’Economia, Maurizio Leo, ha più volte sottolineato che il modello Isee ha molti limiti, a cominciare dalla regressività delle imposte indirette sui consumi dei redditi familiari più bassi. Pertanto dovrebbe essere sostituito dal quoziente familiare, “che tiene conto del reddito del nucleo come sommatoria di tutti i redditi applicando poi al denominatore dei coefficienti in base alla numerosità della famiglia”.

Secondo lo scenario delineato dall’esponente del Governo, in una prima fase l’Isee potrebbe fungere da base di partenza per la riforma, con alcuni adattamenti che lo rendano più vicino al quoziente familiare. Dopo di che, l’Isee dovrebbe restare come strumento di politica assistenziale e non di politica familiare.

L’impatto sul Superbonus

Secondo uno studio di Eurispes, introdurre in Italia il quoziente familiare secondo il modello francese comporterebbe un risparmio medio annuo di imposta di circa 800 euro per famiglia. Con il valore che cresce ulteriormente all’aumento del reddito e dei componenti del nucleo. Il costo di una simile operazione ammonterebbe a circa 3 miliardi di euro, che secondo la ricerca sarebbero più che compensati dall’aumento dei consumi. Alla fine, dunque, il bilancio per lo Stato sarebbe positivo.

Tuttavia il risultato non è certo. Infatti, questo sistema tende a offrire uno sconto maggiore laddove i redditi sono più alti, in relazione alla presenza di più persone nello stesso nucleo familiare. Una distorsione emerge, ad esempio, in relazione al quoziente familiare previsto dal quest'anno per l’accesso al Superbonus relativamente ai lavori nelle villette.

Uno studio del Caf Acli segnala che – stando ai parametri fissati dalla normativa e confrontandoli con le dichiarazioni dei redditi - solo 14,4% di contribuenti sarebbe ammesso al Superbonus. Non solo: quasi metà dei potenziali beneficiari è composta da single e quelli con familiari a carico sono il 20%, di cui solamente il 2% con tre o più familiari oltre al coniuge. In sostanza, non sono molte le famiglie che riescono ad avere un immobile di proprietà e dei figli con un reddito di riferimento di 15mila euro al lordo delle imposte.

Considerazioni che lasciano immaginare un nuovo ritocco, l’ennesimo, alla normativa che premia i lavori nel campo dell’edilizia che consentono un salto di almeno due classi energetiche.

A cura di: Luigi dell'Olio

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