Tassi in aumento? Due fattori potrebbero spingere la BCE a cambiare strategia
Anche se al momento l'inflazione a livello europeo è vicina all'obiettivo a medio termine e il ritmo della crescita economica è coerente con le aspettative, lo scenario potrebbe cambiare rapidamente. A essere sotto la lente della BCE sono in particolare il cambio euro/dollaro e le importazioni cinesi.
Da mesi la BCE ripete che per le sue decisioni di politica monetaria segue un approccio basato sui dati e le prossime variazioni dei tassi sui depositi e sui rifinanziamenti saranno prese solo in presenza di cambiamenti rilevanti sui tassi di inflazione e di crescita. Secondo gli analisti di mercato, la prolungata fase di stabilità dei tassi potrebbe essere minacciata da due fattori, che potrebbero avere importanti effetti deflazionistici.
Aumentano le incertezze sulle prospettive future dei tassi BCE
Dopo una serie di otto tagli consecutivi che hanno portato a dimezzare il valore dei tassi BCE rispetto al picco raggiunto a settembre 2023, da giugno 2025 la Banca Centrale Europea ha deciso di non intervenire ulteriormente, giudicando positivamente i risultati ottenuti dalla strategia di politica monetaria pensata per contenere il tasso di inflazione.
La rapida crescita dei prezzi seguita all'inizio della guerra tra Russia e Ucraina è stata seguita da una fase di stabilità dell'indice dei prezzi al consumo, che ora è vicino all'obiettivo del 2% a medio termine.
Il fatto che i prezzi si mantengano piuttosto stabili da mesi ha portato ad avere tassi BCE allo stesso livello da giugno 2025. Secondo alcuni analisti, questa fase di stabilità potrebbe continuare a lungo, tanto che alcuni esperti negli scorsi mesi parlavano addirittura di tassi invariati fino al 2027.
Nelle ultime settimane, però, le incertezze sul futuro dei tassi sono aumentate, perché stanno emergendo due fattori che potrebbero portare i prezzi a scendere. Se l'inflazione dovesse allontanarsi troppo dall'obiettivo la BCE potrebbe decidere di intervenire per stimolare il mercato agendo sui tassi.
Attenzione al cambio euro/dollaro e importazioni dalla Cina
Le fonti di preoccupazione al momento sono essenzialmente due:
- L'apprezzamento dell'euro sul dollaro, che ha portato la moneta unica europea a valere circa 1,2 dollari;
- L'aumento delle importazioni dalla Cina, con l'Europa che è diventata il principale mercato di sbocco delle merci cinesi, a seguito dell'introduzione dei dazi statunitensi.
La combinazione di questi due fattori potrebbe avere un effetto deflattivo importante. Un euro forte, infatti, può ridurre il prezzo delle merci importate e dell'energia, potenzialmente trasferendo la riduzione dei prezzi anche ai beni di consumo finali.
Al momento il valore dell'euro oscilla tra 1,17 e 1,18 dollari. Nel corso dello scorso anno la moneta unica europea è cresciuta di circa il 13% rispetto al dollaro e, secondo alcuni analisti, la soglia di guardia è attorno a 1,25 euro. Se si dovesse superare questo limite è probabile che la BCE intervenga agendo sui tassi per contrastare le spinte deflazionistiche innescate sul mercato.
A spingere all'azione la BCE potrebbe essere anche l'effetto legato all'aumento delle importazioni di beni di produzione cinese. Come conseguenza dell'introduzione dei dazi USA, infatti, la Cina ha aumentato l'export verso l'Europa. L'ingresso di grandi quantità di merci a basso costo può portare a una discesa dei prezzi, che può contribuire a non centrare gli obiettivi della BCE.
Le ipotesi sul tavolo sono diverse, ma secondo Christine Lagarde fino all'estate non ci saranno variazioni significative che giustifichino un cambiamento nella politica monetaria europea. Nel caso in cui l'inflazione dovesse frenare troppo (già a gennaio è scesa all'1,7%), la soluzione più probabile sarebbe un ulteriore taglio dei tassi.
Inflazione e conti deposito: cosa sapere
Il tasso di inflazione condiziona non solo le scelte della BCE, ma viene tenuto in considerazione anche dai risparmiatori. Un rialzo del tasso di inflazione, infatti, riduce il potere d'acquisto e il valore dei risparmi, mentre in un periodo di deflazione fare degli investimenti mirati può aiutare a ottenere buoni rendimenti.
I conti deposito sono uno strumento finanziario particolarmente utile come risposta all'inflazione. Versare i propri risparmi in un conto deposito oggi permette di ottenere un tasso di interesse annuo fino al 4%: ciò significa non solo coprire il tasso di inflazione evitando perdite del potere d'acquisto, ma ottenere un guadagno netto.
Grazie al confronto tra conti deposito si può individuare il tipo di prodotto più adatto alle proprie preferenze: oltre al tasso di rendimento garantito, vanno considerate anche la durata del deposito, la frequenza con cui gli interessi vengono accreditati e la possibilità o meno di ritirare il denaro prima della scadenza.
Per riassumere
- Scenario attuale stabile ma incerto: la BCE mantiene i tassi invariati da giugno 2025 grazie a un’inflazione vicina al 2%, ma nuovi fattori potrebbero modificare rapidamente il quadro.
- Due rischi deflazionistici sotto osservazione: l’apprezzamento dell’euro sul dollaro e l’aumento delle importazioni dalla Cina potrebbero spingere i prezzi verso il basso.
- Possibile cambio di strategia: se l’inflazione scendesse troppo, la BCE potrebbe intervenire con nuovi tagli dei tassi per sostenere crescita e stabilità economica.