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Al via i controlli del Risparmiometro

13/02/2018

Il Risparmiometro è un nuovo algoritmo che permette di verificare se i contribuenti hanno risparmi superiori rispetto a quelli che presumibilmente potrebbero accumulare con il proprio reddito: uno strumento ideato con il preciso fine di arginare il fenomeno dell’evasione fiscale.

Il suo funzionamento è semplice. Per prima cosa, il Risparmiometro calcola la giacenza media presente sul conto corrente e la compara con il reddito dichiarato dal contribuente. L’indicatore, in base alla fascia di reddito in cui l’utente si inserisce, valuta l’entità di spesa che una famiglia media dello stesso livello può sostenere: la differenza tra il reddito in entrata e la spesa media sarà il potenziale risparmio familiare. Il controllo sarà avviato qualora il risparmio effettivo sia superiore a quello potenziale stimato.

Il cittadino potrà dimostrare la sua innocenza fiscale e difendersi grazie al contraddittorio davanti agli ispettori del Fisco. Il Risparmiometro inverte l’onere della prova, visto che il risparmiatore potrebbe essere considerato un evasore anche se sul suo conto ci sono pochi movimenti. In mancanza di prove da presentare al Fisco, verrà applicata la tassa sul risparmio, calcolata non sull’intera somma depositata ma solo su quella parte che secondo i controlli effettuati viene ritenuta eccessiva rispetto ai redditi dichiarati.

Conti sempre più controllati.

Ricordiamo che a marzo dello scorso anno è scattato l’obbligo per banche, poste e istituti finanziari di dare informazioni all’Anagrafe Tributaria su ogni tipo di rapporto finanziario in essere dei contribuenti – una notizia riportata nella news "Fisco e conti correnti: le dritte per non incorrere in controlli e sanzioni". Anche una piccola movimentazione sul conto corrente, che il risparmiatore non era solito giustificare (regali da parte di parenti, contanti tenuti in casa e poi depositati), può essere a rischio controllo da parte dell’Agenzia delle Entrate. Dunque, per evitare di subire sanzioni dal fisco, è sempre bene giustificare la provenienza del denaro trasferito attraverso delle prove documentali. Sul contribuente titolare del conto vige infatti la regola della “inversione dell’onere della prova”: spetta infatti a lui dimostrare che gli elementi desumibili dalla movimentazione bancaria non sono riferibili a operazioni imponibili. 

A proposito di conti correnti.

Quelli online si rivelano il canale preferito dagli italiani per gestire i propri risparmi. Un vero boom degli istituti di credito telematici, con il 51,8% dei conti aperti al secondo semestre 2017 contro il 7,7% delle banche tradizionali, un risultato da attribuire al fatto che alcune soluzioni via web permettono al risparmiatore di ottenere anche un guadagno. Nell’articolo "Conti correnti: un 2018 all’insegna della cultura finanziaria" abbiamo documentato che a dicembre del 2017 si è anche alzato considerevolmente il saldo medio attivo, passando dagli 11.189 euro del 2016 ai 12.346 euro del 2017, un indicatore sinonimo della maggior fiducia nel sistema bancario.

Ricordiamo che le ultime riforme dell’Unione Europea rafforzeranno la supremazia del conto corrente quale strumento bancario più utilizzato dai risparmiatori. Secondo le ultime disposizioni approvate, riportate nella news "Arriva il conto corrente gratuito", tutte le banche saranno obbligate a munirsi e a offrire un conto corrente base, che sarà completamente gratuito per i soggetti e i nuclei familiari più poveri – vale a dire il cui ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) non è superiore agli 11.600 euro annui.

Le offerte di ConfrontaConti.it

Il portale di comparazione permette di individuare il conto più adatto alle proprie esigenze di risparmiatore. Al 5 febbraio, la richiesta di un utente di 31 anni (saldo medio attivo di 5.000 euro, canale di utilizzo online, frequenza di utilizzo media, accredito di stipendio) avrà come soluzione più conveniente quella di BancadinAmica che propone un conto a costo zero, con Interessi netti per 37 euro corrisposti trimestralmente e in maniera posticipata. Il Tasso a regime è dell’1,00% lordo, i costi sono zero, incluso il canone, i bolli e i prelievi Bancomat/VPay in tutta Europa.

A cura di: Paola Campanelli

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