Le novità in tema di previdenza complementare: cosa cambia nel 2026
Da luglio 2026 per i neoassunti scatterà l'adesione automatica ai fondi pensione, a meno che non si faccia una scelta esplicita diversa. Il meccanismo di silenzio-assenso punta a far crescere la percentuale di destinazione del TFR ai fondi, scelti attualmente da meno del 40% dei lavoratori.
Le riforme pensionistiche e i cambiamenti demografici garantiranno, in futuro, pensioni pubbliche più basse rispetto al passato. Per bilanciare questa situazione, già dagli anni 90 si è iniziato a parlare di previdenza complementare e dal 2007 i lavoratori possono decidere di indirizzare il proprio trattamento di fine rapporto (TFR) ai fondi pensione, ottenendo così, al momento del pensionamento, una rendita aggiuntiva rispetto a quella statale.
Finora l'adesione ai fondi pensione è stata volontaria e alternativa rispetto alla scelta di lasciare il TFR in azienda. Tra qualche mese, però, le cose cambieranno, perché la Legge di Bilancio 2026 ha introdotto una sorta di adesione automatica alla previdenza complementare, applicando un meccanismo di silenzio-assenso.
Legge di Bilancio 2026: nuove regole per i fondi pensione
La Legge di Bilancio 2026 introduce importanti novità in fatto di previdenza complementare, ribaltando la situazione attuale.
Da luglio 2026, infatti, scatterà un meccanismo di silenzio-assenso che porterà all'adesione automatica dei lavoratori ai fondi pensione, a meno che non si faccia una scelta diversa.
Attualmente la decisione di destinare il TFR ai fondi di previdenza complementare è opzionale e, se il lavoratore non indica nulla, il trattamento di fine rapporto rimane in automatico in azienda.
A scegliere attivamente la previdenza complementare è attualmente meno della metà di chi ha un contratto di lavoro. Nel 2024, infatti, solo il 38% dei dipendenti del settore privato ha scelto di aderire a un fondo pensione. Con le novità contenute nella Legge di Bilancio, lo Stato punta a un deciso incremento dell'utilizzo dei fondi pensione, contando sul fatto che molti lavoratori scelgono di non scegliere.
La norma prevede che i versamenti saranno indirizzati:
- Al fondo pensione indicato nel contratto collettivo o nell'accordo aziendale;
- Se ci sono più fondi disponibili sarà data priorità a quello a cui aderiscono più lavoratori;
- In assenza di altre previsioni, verrà utilizzato il fondo pensione residuale COMETA individuato dalla normativa di riferimento.
Come cambia la previdenza complementare per i neoassunti
Da luglio 2026 chi viene assunto per la prima volta aderisce in automatico al fondo pensione previsto nel contratto di lavoro, in base al nuovo meccanismo di silenzio-assenso. Se si vuole aderire a un fondo diverso o si vuole lasciare il TFR in azienda bisogna indicarlo esplicitamente entro 60 giorni dalla data di assunzione.
In qualsiasi momento, se si è deciso di lasciare il TFR in azienda si può cambiare idea e destinarlo a un fondo, mentre l'opposto non è possibile: una volta destinato il trattamento di fine rapporto a un fondo pensione non è più possibile riportarlo in azienda.
Queste regole si applicano ai lavoratori del settore privato, a eccezione di quelli domestici.
Nuove regole per i lavoratori già assunti
La situazione cambia leggermente per chi è già stato assunto in passato e quindi ha già avuto l'opportunità di scegliere se destinare il TFR a un fondo pensione o meno.
La Legge di Bilancio 2026 anche in questo caso applica il meccanismo di silenzio-assenso, ma tenendo conto delle decisioni già prese in passato. Gli scenari possibili sono diversi:
- Chi ha scelto di destinare il TFR a un fondo pensione continuerà a versare il TFR e gli eventuali contributi volontari senza variazioni;
- Chi ha deciso di lasciare il TFR in azienda dovrà confermare la sua scelta. Se non viene indicata espressamente la decisione di lasciare il TFR in azienda, per effetto del silenzio-assenso il trattamento di fine rapporto sarà indirizzato a un fondo pensione.
Spetta all'azienda fornire una documentazione di riepilogo ai lavoratori e illustrare le scelte disponibili. Le novità diventeranno effettive da luglio 2026, con una finestra di 6 mesi.
Maggiori incentivi fiscali e più flessibilità
I cambiamenti riguardanti l'adesione automatica ai fondi pensione per i lavoratori del settore privato non sono gli unici contenuti nella Legge di Bilancio 2026, che ha previsto anche:
- L'aumento della soglia di deducibilità fiscale dei versamenti fatti ai fondi pensione da 5.164,57 euro a 5.300 euro all'anno;
- La possibilità di ottenere fino al 60% dei versamenti fatti ai fondi pensione come capitale al momento del pensionamento;
- La possibilità di ottenere il 100% dei versamenti al fondo come capitale se la conversione in rendita del 70% del montante è inferiore alla metà dell'importo dell'assegno sociale;
- L'introduzione di nuove opzioni per l'erogazione delle prestazioni di previdenza complementare. Oltre alla rendita vitalizia, è possibile optare per i prelievi liberi, per la rendita a durata predefinita o per l'erogazione frazionata. I trattamenti fiscali variano a seconda del tipo di prestazione scelta.
Nel loro insieme, questi cambiamenti vogliono rendere più facile, conveniente e flessibile il rapporto tra lavoratori e fondi pensione.
Rimane invariata la possibilità di affiancare al TFR e ai versamenti contributivi a carico dei datori di lavoro dei versamenti volontari. Si può versare del capitale aggiuntivo al fondo scelto in maniera libera, usando magari i rendimenti ottenuti da investimenti o conti deposito.
Sono previste novità anche per le aziende, con l'ampliamento della platea delle imprese che dovranno versare il TFR dei lavoratori al Fondo di Tesoreria INPS. Per il biennio 2026-2027 l'obbligo riguarderà le imprese con più di 60 dipendenti. La soglia scenderà poi a 50 dipendenti dal 2028 e 40 dipendenti dal 2032.