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Il piacere di pagare con una app

15/12/2016

In Italia i pagamenti digitali e l’utilizzo della tecnologia nelle operazioni quotidiane corrono a velocità differenti. Il nostro ritardo è ormai un’evidenza, in lotta sempre con il raggiungimento degli obiettivi imposti dall’Agenda Digitale europea, ma la stessa cosa non si può dire per l’uso dello smartphone. Come si può leggere nella news "Pagamenti e acquisti via mobile: siamo pronti al futuro?" sono infatti ben 29,7 milioni gli italiani che possiedono uno smartphone, 11,6 milioni coloro che possiedono un tablet, mentre circa il 71% dei nostri connazionali non fa shopping senza il supporto dello smartphone. Con il telefono paghiamo già le bollette delle utenze, i biglietti dell’autobus e della metro, il car e il bike sharing, gli acquisti online, lo shopping in modalità contactless.

Secondo l’Osservatorio Mobile Payment & Commerce del Politecnico di Milano, il volume di transato con il canale mobile è di 27 miliardi di euro, mentre cresce nell’ordine di quasi il 30% l’utilizzo delle app-borsellino, i cosiddetti pagamenti peer to peer. Si tratta di applicazioni collegate all’IBAN di un conto corrente bancario, con la funzione di trasferimento in tempo reale di piccole somme di denaro a un privato o a un esercizio commerciale. “Il primo servizio è partito solo nel 2015: è inevitabile che, come ogni innovazione, anche questa sia accolta con un po’ di riluttanza. Ma una volta provato, viene utilizzato frequentemente. I livelli di sicurezza sono paragonabili a quelli di una transazione effettuata con la carta di credito”, commenta il direttore dell’Osservatorio Mobile Payment del Politecnico, Valeria Portale.

Sarebbero tra i 100 e i 200 mila gli utenti attivi che usano le nuove forme di pagamento digitale. Satispay e Jiffy tra le app più utilizzate, ma ci sono anche Zac, la soluzione progettata da ICBPI, l’Istituto Centrale delle Banche Popolari con Cartasì, Chat&Cash del Banco Popolare, 2 Pay e Hype di Banca Sella.

Satispay, una delle prime ad affacciarsi al nostro mercato del credito, è una start-up piemontese partecipata per il 15% del capitale da Iccrea Banca, l’Istituto Centrale del Credito Cooperativo. Ha 70 mila clienti attivi con una media di 6 trasferimenti al mese (4,5 verso esercenti, 1,5 tra privati), stando ai dati di Bankitalia il doppio delle operazioni effettuate dagli italiani con le carte di credito. Sono 7.800 i negozi che hanno già aderito al suo servizio.

Le funzionalità della app sono il trasferimento di denaro ai propri contatti e il pagamento nei negozi con la semplicità con cui si manda un Whatsapp: uniche cose necessarie per usarla, il numero di telefono e l’Iban, rimanendo così il servizio affrancato dall’istituto di credito.

Jiffy è invece una multi-piattaforma digitale collegata attualmente a 23 gruppi bancari, mentre  molti altri istituti stanno per partire. Il funzionamento è in questo caso integrato con il conto corrente e il numero di telefono. L’utilizzo è semplicissimo, molto simile a quello di un sms: basta scegliere il contatto, decidere l’importo e inviare. Non serve l’IBAN, è sufficiente un numero di cellulare, mentre per il 2017 la app si arricchirà di una nuova funzionalità: gli acquisti online.

Altra realtà interessante è quella di Tinaba, che oltre ad avere le funzioni del pagamento peer to peer, consente di costituire una cassa comune e di attivare o partecipare a operazioni di crowdfunding, il cosiddetto finanziamento collettivo.

La maggior parte di queste app ha inoltre una funzione p2b, letteralmente peer to business: il pagamento avviene in questo caso dallo smartphone dell’utente a quello del venditore e da quest’ultimo a un POS, modalità che sta diffondendosi in maniera molto veloce considerato che nel 2017 saranno 100 mila le macchinette abilitate.

Il costo di una app-borsellino? Eliminando gli intermediari e riducendo i costi dei pagamenti, il servizio è il più delle volte gratuito per gli utenti privati e estremamente vantaggioso per gli esercenti, ai quali in genere viene richiesta una piccola commissione fissa (ad es 20 centesimi di euro per Satispay) per l’incasso dei pagamenti di importo superiore a 10 euro. Alcune banche richiedono anche all’utente il pagamento della singola operazione, nell’ordine dei 10 centesimi fino ad arrivare agli 80 centesimi di Send Money paypal di Che Banca!

A cura di: Paola Campanelli

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