Controlli automatici sui conti degli italiani: l’UE stoppa l’Agenzia delle Entrate
Una storica sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo rischia di mettere fine al sistema di controllo dei conti correnti rafforzato dal Decreto Salva Italia. Secondo il tribunale europeo il monitoraggio fiscale dei conti viola il diritto alla riservatezza e impedisce ai cittadini di difendersi.
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- La CEDU critica i controlli fiscali sui conti per carenza di garanzie.
- Per la Corte, il sistema italiano limita troppo privacy e difesa.
- La sentenza spinge l’Italia a rivedere le regole sui controlli.
Il Decreto Salva Italia, approvato dal Governo Monti nel 2011, ha potenziato l'anagrafe dei rapporti finanziari, rendendo ancora più forte il sistema di controllo automatico dei conti correnti, reso possibile dagli articoli n. 51 del DPR 633/1972 e n. 32 del DPR 600/1973. A occuparsi del monitoraggio fiscale dei conti è l'Agenzia delle Entrate: questo strumento svolge un ruolo importantissimo nella lotta contro l'evasione fiscale, ma ora rischia di subire uno stop a seguito di una sentenza pronunciata dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.
I controlli sul conto corrente sono illegittimi?
La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo si è pronunciata in merito al ricorso di due cittadini italiani, che avevano subito un accertamento fiscale da parte dell'Agenzia delle Entrate.
Il Fisco, monitorando i movimenti dei conti dei cittadini, contenuti nella grande anagrafe dei conti correnti, aveva rilevato delle possibili anomalie e aveva avviato un procedimento di accertamento fiscale. I cittadini, ritenendo l'azione dell'Agenzia delle Entrate in violazione del diritto alla riservatezza, hanno deciso di interrogare il tribunale europeo.
La sentenza della CEDU ha rilevato diversi aspetti problematici del meccanismo con cui l'Agenzia delle Entrate tiene d'occhio i conti correnti degli italiani:
- I controlli vengono autorizzati solo attraverso un atto amministrativo della stessa Agenzia delle Entrate, senza che ci sia un'apposita motivazione per consultare la lista dei movimenti di un conto corrente;
- Il cittadino viene a conoscenza del fatto che il suo conto è stato monitorato solo al termine del controllo e se scatta un accertamento fiscale;
- Il correntista non può rivolgersi a un giudice o adottare misure di difesa preventive, perché non è a conoscenza del fatto che il conto corrente è sotto controllo;
- Consultando i movimenti dei conti correnti l'Agenzia delle Entrate viene a conoscenza di aspetti anche intimi della vita dei cittadini.
Le anomalie procedurali rilevate e, soprattutto, l'ingerenza del Fisco nella vita privata dei cittadini hanno portato la CEDU a dichiarare che i controlli automatici sui conti correnti italiani violano il diritto alla riservatezza sancito all'articolo 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo, andando in contrasto nello specifico con i principi di legalità e proporzionalità.
La giurisprudenza europea considera i dati bancari come dati personali meritevoli di massima tutela e il controllo dei movimenti, dei saldi e delle operazioni in entrata e in uscita dai conti è considerata un'ingerenza nella vita privata dei cittadini.
L'Italia ora deve cambiare la legge
La sentenza dell'8 gennaio 2026 (Ferrieri e Bonassisa c. Italia) della CEDU è destinata a cambiare il sistema dei controlli automatici sui conti correnti e rappresenta la terza condanna sul tema nell'arco dell'ultimo anno. Secondo i giudici di Strasburgo, la normativa italiana viola quella europea e quindi l'Italia dovrà intervenire offrendo più garanzie ai cittadini e, di fatto, limitando i poteri di monitoraggio del Fisco.
La sentenza della CEDU è stata pronunciata ai sensi dell'articolo 46 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo e impone all'Italia una riforma legislativa che dovrà ribaltare il meccanismo dei controlli rispetto a quelli attualmente in vigore. Mentre ora l'Agenzia delle Entrate può avviare un controllo con la sola autorizzazione di un dirigente dell'Agenzia stessa, anche non motivata, in futuro non potrà più accadere.
Se l'Agenzia delle Entrate ritiene di dover mettere sotto controllo un conto corrente dovrebbe essere autorizzata a farlo da un giudice terzo e la persona titolare del conto dovrebbe essere adeguatamente informata. In questo modo si potranno mettere in atto le adeguate forme di difesa e, se necessario, richiedere l'impugnazione preventiva del provvedimento del Fisco.
Per il 2026 il piano di interventi dell'Agenzia delle Entrate aveva previsto di fare poco meno di 400.000 controlli, tra dichiarazioni dei redditi, controlli su partite IVA e monitoraggio dei conti correnti. Dopo la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo c'è incertezza riguardo a come verranno trattati i procedimenti di accertamento fiscale in corso: è infatti possibile che i cittadini facciano ricorso e che i risultati delle attività di monitoraggio possano essere inutilizzabili da parte del Fisco.
La sentenza della Corte EDU sottolinea l'importanza che riveste il conto corrente nella vita quotidiana: è molto più di un semplice prodotto bancario ed è uno strumento indispensabile per gestire il proprio denaro e la vita privata di ciascuno. Riuscire a scegliere un prodotto che offre elevate garanzie in fatto di sicurezza dei dati personali e riservatezza è più importante che mai. Grazie al confronto di più conti si possono fare varie considerazioni in merito a costi, tutele e servizi offerti da ciascuna banca.